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22 nov

Roma, Gatti apre la stagione del teatro dell’Opera con ‘Tristan und Isolde’

“Quando lo scorso anno il sovrintendente Carlo Fuortes mi ha proposto di inaugurare la stagione dell’Opera di Roma ho subito accettato, anche perché il titolo in questione era il “Tristano””. Comincia così l’avventura di Daniele Gatti con il Teatro dell’Opera di Roma. Milanese, classe 1961, Gatti è uno dei nostri direttori più affermati in campo internazionale. Dopo otto anni alla guida dell’Ochestre National de France, ha appena reso effettivo il mandato come direttore principale dell’Orchestra del Concertoigebouw di Amsterdam e domenica 27 debutterà al Teatro Costanzi con “Tristan und Isolde” di Richard Wagner.

“Aprire la nuova stagione con un titolo come il “Tristano” vuol dire un grande sforzo per il nostro teatro”, sottolinea Fuortes. E che non sia una produzione di routine lo conferma il lungo lavoro di preparazione che ha impegnato il maestro Gatti fin dal 2 novembre. Più di tre settimane di prove con orchestra e cantanti, alcuni dei quali, come Rachel Nicholls (Isolde), Brett Polegato (Kurwenal) e Michelle Breedt (Brangäne), erano anche nel cast di Parigi, dove in primavera ha debuttato questo allestimento. Una coproduzione tra Roma, Théâtre des Champs-Élysées e De Nationale Opera di Amsterdam, con la regia del francese Pierre Audi, che nell’edizione romana vedrà il tenore austriaco Andreas Schager nel ruolo di Tristano e il baritono basso canadese John Relyea in quello di Re Marke.

“Devo dire che da quando ho messo piede in teatro ho trovato le condizioni ottimali per lavorare” afferma Gatti. Che sembra così confermare quel feeling con il lirico capitolino nel quale si è voluto leggere un preludio a una eventuale direzione stabile. Ruolo che all’Opera manca da quando nel 2009 Gianluigi Gelmetti lasciò il suo incarico. Ma in conferenza stampa Fuortes stoppa in partenza ogni tentativo di saperne di più: “Non risponderemo a domande sul futuro del maestro Gatti all’Opera. Entrambi abbiamo già dichiarato che non si può ragionare su possibili percorsi comuni prima di conoscersi”.

Gatti parla invece diffusamente del “Tristano”, il primo della sua carriera, dopo tanti titoli che lo hanno portato a dirigere, unico italiano, anche al Teatro di Bayreuth, il tempio wagneriano per eccellenza. “Si dice sempre che il Tristano sua un’opera sull’amore. Io credo invece che sia più un’opera sulla morte. Lo si avverte già nel preludio, in cui l’anelito alla morte sembra allontanare sempre di più

il desiderio che un amore terreno possa avere il suo compimento. Tristano e Isotta sono archetipi di un amore impossibile nelle condizioni umane. Più la musica si fa dolce, più allude a una trasfigurazione”. Nella stessa direzione va la regia di Audi, “minimalista, intimista e geometrica, ma assolutamente rispettosa delle dinamiche musicali”. Dopo la “prima”, solo cinque repliche, il 30 novembre e poi 3, 6, 9 e 11 dicembre.

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