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4 lug

Roma, Giunta: il primo caso è Muraro. L’assessore all’Ambiente in lite con Ama

L’ULTIMA diffida ad Ama, firmata dallo studio legale Palladino & partners, porta la data del 26 maggio 2016. Una dotta disquisizione in punta di diritto con la quale – per la terza volta in sei anni – gli avvocati di Paola Muraro, assessore all’Ambiente in pectore della giunta Raggi, chiedono all’azienda dei rifiuti di pagare alla sua assistita la bellezza di 200mila euro per la “concreta utilizzazione del brevetto” relativo al “processo di utilizzazione della Fos in atto”.

Un “processo” inventato (e nel 2011 depositato alla Società Italia Brevetti) proprio dalla Muraro e dal dirigente interno Leopoldo D’Amico (responsabile del progetto), in collaborazione con altri due ingegneri del C.S.M. (Centro sviluppo Materiali) Renato D’Angelo e Giuseppe Rosario Todarello, a cui era stata affidata l’impresa di “valorizzare la Frazione Organica Stabilizzata (Fos) per il riutilizzo in ripristini ambientali in miscela con materiali inerti”. Si tratta, in sostanza, di una speciale lavorazione grazie alla quale gli scarti di alcuni materiali possono essere trasformati in un suolo artificiale per realizzare barriere antirumore, piste ciclabili, parcheggi.

Un incarico, quello della Muraro, ricostruito per filo e per segno dallo studio Palladino nella lettera di diffida, che inizia l’8 giugno 2004 con l’affidamento della consulenza firmato dall’allora dg di Ama Giovanni Fiscon (dieci anni dopo arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale) e proseguito fino a qualche settimana fa. Sempre regolarmente retribuito. E pure piuttosto bene. Tanto più che non è neanche l’unico contratto sottoscritto dalla futura assessora con la società capitolina. Basta scorrere l’elenco dei compensi versati ai collaboratori esterni. Soltanto nel 2015 la Muraro ha infatti incassato da Ama 165mila per una consulenza tecnica di parte e altri 115mila per una serie di altre attività di assistenza tecnico amministrativa.

Il fatto è che, adesso, l’esperta in trattamento dei rifiuti pretende la ricompensa prevista dalla legge per chi inventa un brevetto. Perché “i diritti derivanti dall’invenzione appartengono al datore di lavoro”, spiegano

gli avvocati Palladino, “mentre al lavoratore, salvo sempre il diritto morale, spetta un equo premio”, determinato in base ai parametri prescritti dalla legge: dall’importanza della protezione conferita all’invenzione del brevetto, alla retribuzione percepita dall’inventore. Quantificati in 200mila euro. Che, se la Muraro diventerà assessore – visto che finora l’azienda ha sempre respinto la pretesa – potrà farsi liquidare con maggiore facilità.

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