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29 mag

Roma, giunta Raggi sull’orlo di una crisi di nervi

Massimo Colomban contro Andrea Mazzillo, Marcello De Vito contro Daniele Frongia, pezzi di maggioranza contro Luca Bergamo e Luca Montuori: oltre la cortina fumogena sollevata in Campidoglio, e volta a restituire all’esterno l’immagine di una squadra unita, si fanno strada screzi, dissapori se non veri e propri scontri interni ai 5Stelle capitolini. Tenuti a bada dopo le dimissioni di Paolo Berdini, i conflitti sono riemersi nell’ultimo mese, a cavallo della decisione, presa da Virginia Raggi la scorsa settimana, di redistribuire le deleghe dentro la sua giunta.

Già prima, il 10 maggio, una memoria dell’esecutivo aveva messo l’uno contro l’altro Mazzillo e Colomban, rispettivamente titolari di Bilancio e Partecipate. Due assessorati che dovrebbero marciare nella stessa direzione. E che, invece, si pestano i piedi a vicenda sul piano di riorganizzazione delle aziende comunali. Con la memoria del 10 maggio, infatti, Mazzillo ha disposto il trasferimento in AequaRoma, la società di riscossione dei tributi locali, alcune competenze di Risorse per Roma, altra partecipata del Campidoglio: nello specifico la parte che riguarda la gestione e riscossione dei canoni del patrimonio comunale.

Una mossa che ha mandato su tutte le furie l’assessore venuto dal Veneto, che a febbraio aveva avviato una due diligence su Risorse, con l’obiettivo di migliorarne la mission, senza privarla di potere di intervento sul patrimonio. “Quella memoria è carta straccia”, avrebbe tagliato corto Colomban. Salvo, venerdì scorso, ritrovarsi sul tavolo una lettera firmata da Cristiana Palazzesi, direttrice del dipartimento Patrimonio, con la quale si dava corpo al passaggio di competenze. E questo, pur in assenza di una delibera di giunta.

Un caos che ha già gettato nel panico il personale di Risorse. Anche perché oggi il presidente e ad (in uscita) Massimo Bartoli comunicherà al cda le decisioni del Comune, prospettando il rischio mobilità per 130 dipendenti, tra architetti e funzionari che da 15 anni si occupano di gestire le proprietà immobiliari pubbliche. Sebbene non è ancora detta l’ultima. Proprio ieri Colomban ha infatti rilasciato una dichiarazione per precisare che “il piano di riorganizzazione delle Partecipate compete all’assessorato che ho l’onore di guidare. L’operatività delle singole aziende è disciplinata dai contratti di servizio mentre le linee di indirizzo spettano ai singoli assessorati competenti “. Un modo garbato per tenere il punto e replicare alla decisione della sindaca di affidare a Mazzillo la delega sulla “definizione e verifica degli indirizzi gestionali di Assicurazioni di Roma, Risorse per Roma e AequaRoma”.

E sempre da quell’atto di redistribuzione degli incarichi, nasce l’altro elemento di frizione interna. La promozione di Frongia a raccordo tra giunta e Aula sarebbe stata vissuta con fastidio da De Vito per due motivi: di fatto, finora, era stato il presidente dell’assemblea capitolina a tenere quei rapporti, cercando di limitare i malumori della maggioranza che si sente poco ascoltata e per nulla coinvolta nelle scelte degli assessori. E poi i rapporti tra i due non sono idilliaci da tempo: la ferita del “dossieraggio” ai danni dell’allora favorito alle Comunare non si è ancora chiusa.

Infine i dissapori dei 5Stelle su Bergamo e Montuori, con il primo che paga la vicinanza alla sindaca (“Ascolta solo lui”, dicono le “malelingue” in Campidoglio) ma, soprattutto, la scelta

di avvalersi (condivisa con l’assessore all’Urbanistica) di collaboratori che in passato hanno lavorato con il centrosinistra. Anche per questo (e per frenare l’attivismo del vicesindaco), pezzi della maggioranza avrebbero chiesto al Cerimoniale del Comune di limitare le sue apparizioni, estendendo al presidente e ai consiglieri grillini il compito di rappresentare l’amministrazione in assenza del sindaco. Semplice l’argomento: “Bergamo non è dei 5Stelle”.

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