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15 ott

Roma, gli schiavi di Biasucci tra le rovine di Caracalla

Emergono come fantasmi del passato, apparizioni evanescenti dalle viscere della storia. Volti di uomini dormienti, sfiorati dalla luce radente, la stessa che illumina le gallerie sottostanti le Terme di Caracalla. Siamo nel “cuore tecnologico” dell’impianto termale severiano, in cui migliaia di schiavi si affacendavano alle fornaci per tenere acceso il fuoco che riscaldava l’acqua dei calidarium. Un luogo evocativo, rimasto chiuso troppo a lungo, e che sotto la direzione di Marina Piranomonte sta scoprendo una nuova dimensione espositiva. Dal 17 ottobre al 19 novembre i sotterranei ospitano la mostra “Molti”, di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi: cinquanta fotografie di calchi di visi di uomini e donne di etnie nordafricane, appoggiate sul pavimento e coperte da spessi cristalli che rispecchiano la volta della galleria a creare un effetto vertigine.

“È un’opera essenziale, che assume diversi significati a seconda del contesto in cui viene esposta”, spiega l’artista, che ha portato “Molti” in diversi musei, tra cui il Madre di Napoli. Lì, le fotografie denunciavano la tragedia dei migranti, alle Terme invece restituiscono la dignità del ritratto (in epoca antica concesso solo alle classi più abbienti) a tutti quegli uomini che, nel buio, lavoravano per garantire ozio e divertimento ai cittadini romani.

“In un certo senso è come se l’opera si fosse liberata anche dell’autore, e questo è un bene”, conclude Biasiucci. Le Terme, che già ospitano due installazioni permanenti di Michelangelo Pistoletto, sono “candidate a divenire luogo di incontro tra archeologia e arte contemporanea”, conferma il Soprintendente Francesco Prosperetti. “I quasi due chilometri di sotterranei, in gran parte da restaurare, offriranno un grande spazio espositivo per Roma, i romani e i turisti”. (© SSABAP_ph Caricchia_Giovinazzo; Fulvio Ambrosio)

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