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29 mag

Roma, gli ultimi istanti di Sara: bruciata viva dall’ex fidanzato, ha chiesto aiuto ma nessuno si è fermato

Vincenzo Paduano è al lavoro nel residence dove è guardia giurata, quando verso le tre di sabato notte si allontana. Raggiunge la casa del nuovo fidanzato di Sara Di Pietrantonio, dove l’aveva già seguita in almeno altre due occasioni.Lì c’è la macchina di Sara. Spegne la sua Yundai e si mette ad aspettarla. Lei arriva poco dopo. Un bacio al ragazzo e imbocca la strada per tornare a casa. Alle 3.20 manda un sms alla madre: “Sto arrivando”. Vicenzo – che su Facebook si fa chiamare Vince Mc Cojons – l’ha preceduta, è corso avanti, sa perfettamente quale strada lei farà per rientrare. Si ferma in un punto di via della Magliana dove sa di poterla bloccare. Ancora qualche minuti ed ecco l’Aygo di Sara. Lui la sperona, la spinge di fianco, la costringe a fermarsi.

Appena lei frena si infila veloce nella sua macchina. Inizia una discussione, un litigio, lei gli dice di scendere. Lui in tutta risposta tira fuori una bottiglia d’alcol e iniza a cospargere la macchina e anche Sara. Che scende di corsa e tenta di scappare. Fa duecento metri, passa una macchina e lei cerca di fermarla, ne passa un’altra, ma niente, nessuno l’aiuta.

Nel frattempo Vicenzo la raggiunge: forse la strangola, forse la picchia, oppure semplicemente le butta ancora più alcol addosso e le da fuoco. Poi torna alla macchina, la incendia e mentre questa esplode lui se ne va.

È un racconto dell’orrore quello del capo della Mobile Luigi Silipo, della pm aggiunta Maria Monteleone, che ha coordinato le indagini e anche il lavoro della sostituta Fazi, e della giovanissima poliziotta di turno della mobile di turno nel weekend che per prima è arrivata sul luogo del delitto. L’accusa per il 27enne Vincenzo Paduano è di omicidio volontario premeditato: adesso gli atti andranno al gup che dovrà convalidare l’arresto.

Gli inquirenti hanno raccontato una nottata da incubo: con Paduano che, assistito a partire dalle 20 dall’avvocato Fabio Criscuolo, continuava a negare ogni addebito. Resisteva a qualunque considerazione. Poi, per la strusciata sul fianco della sua macchina della carrozzeria di quella di Sara, lo specchietto staccato e ritrovato sul luogo del delitto, i segni di gomma, i due cellulare attaccati alle stesse celle telefoniche alla stessa ora, ha ceduto e verso l’alba ha confessato.

Sentendo tutto gli amici e le amiche di Sara, gli inquirenti hanno ricostruito una storia malata fin dall’inizio, con lui ossessionato da lei, che la seguiva, la controllava, le mandava continuamente sms, voleva sapere dov’era stata e con chi e perché. Fino a sabato pomeriggio quando si è presentato a casa di Sara, dove c’era anche la madre, per “chiarirsi, parlare”. Hanno parlato, si sono chiariti. Lui se n’è andato, sembrava tranquillo, ha raccontato Concetta, la madre.

Ma non era

così. La sua ossessione era solo cresciuta e stava traboccando. Diventando sempre più morbosa. Ha acquistato l’alcol. Si è appostato. L’ha seguita. E il resto è orribile cronaca. Che si sarebbe potuta evitare – dicono gli inquirenti – se solo lei avesse avuto il coraggio di denunciare le continue vessazioni psicologiche. Se solo gli amichi, le amiche e i familiari non avessero sottovalutato. Se solo quei due che sono passati in macchina si fossero fermati.

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