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31 mag

Roma, i movimenti per la casa interrompono lo sciopero della fame. Ma resta il presidio

Dopo 21 giorni di digiuno i 26 attivisti di Action hanno interrotto lo sciopero della fame iniziato il 10 maggio scorso per chiedere al Campidoglio l’attuazione della delibera regionale che stanzia 198 milioni di euro per 2 alloggi popolari: il 33% è destinato agli occupanti. In via di Santa Croce in Gerusalemme, fuori dal palazzo ex sede dell’Indap resterà però una tenda, “presidio di diritti e dignità per tutti”.

“Abbiamo deciso di interrompere lo sciopero perché tutti i candidati sindaco, tranne la Raggi, hanno riconosciuto l’urgenza di nuove politiche per risolvere l’emergenza abitativa – spiega Andrea Alzetta, l’ex consigliere comunale e portavoce di Action – martedì perfino la Meloni ha detto che servono 5mila case popolari. Il 7 giugno incontreremo il viceministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, per capire come finanziare un piano sull’emergenza alloggiativa, dopo che anche Del Rio si è’ impegnato a rifinanziare il fondo regionale”.

Giuseppe de Marzo, coordinatore nazionale di “Miseria Ladra”, la campagna condotta da Libera e Gruppo Abele insieme a altre 2mila realtà del terzo settore, sottolinea l’importanza della lotta alle disuguaglianze nell’ottica di un efficace contrasto

alle mafie. “Secondo gli ultimi dati Istat – rileva – a Roma il 28,3% della popolazione è’ a rischio povertà. Se a questo si somma la dispersione scolastica, la disoccupazione e il fenomeno del Net, il quadro è desolante, la fascia dei poveri è’ altissima. Il risultato? Come è noto – aggiunge – più aumentano le disuguaglianze più le mafie diventano forti. Ecco perché delle misure in merito sono così urgenti”.

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