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19 ott

Roma, il consulente del concordato Atac: attesterà il fallimento ma ha un ingaggio da 1,5 milioni

Sarà pure in bancarotta, ma se c’è da trovare i soldi per pagare a peso d’oro un consulente esterno, assunto oltretutto con affidamento diretto in deroga alle normali procedure di legge, ebbene quelli Atac riesce a scovarli sempre. L’ultimo dei beneficiati, come già svelato da Repubblica, si chiama Marco Costantini, il commercialista iscritto all’albo dei revisori legali, che sta già lavorando in via Prenestina come “attestatore”: figura centrale del concordato in continuità chiesto dalla controllata capitolina dei trasporti il 18 settembre scorso.

Il suo contratto, che dovrebbe essere formalizzato tra oggi e domani, vale una cifra da capogiro: intorno al milione e mezzo di euro. Cui va aggiunta la spesa per la società di revisione che, secondo una clausola inserita nel medesimo accordo, dovrà supportarlo nel suo lavoro di certificazione della veridicità dei dati aziendali e di fattibilità del piano concordatario.

Valore dell’intera operazione, almeno stando alle stime elaborate in Atac, all’incirca 3 milioni di euro.

L’emolumento che verrà riconosciuto a Costantini, una volta firmato il contratto, si compone essenzialmente di tre voci: una tariffa base pari a 650mila euro, più la tariffa professionale proporzionata all’importo del debito Atac, più il compenso della società di revisione chiamata a supporto. Poiché la tariffa professionale dei commercialisti, fissata dalle tabelle del decreto ministeriale 140/2012 (art.21), oscilla tra lo 0,025 e lo 0,050% del valore del debito Atac, ovvero 1,380 miliardi, significa che l’attestatore incasserà in aggiunta una cifra compresa tra i 350mila e i 700mila euro. Perciò, ai 650mila euro di tariffa base Costantini sommerà, anche a voler fare una media al ribasso, altri 500mila euro: dunque 1,125 milioni totali. Che andranno poi maggiorati del 25% dell’Iva (al 21) e della Cassa di previdenza (al 4). Ricapitolando: Costantini riceverà poco più di 1,4 milioni. Sempre che decida di non applicare le tabelle al massimo.

Dopodiché ci sarà da pagare la società di revisione a supporto del lavoro dell’attestatore. Che, vista la delicatezza del compito e i rischi di natura anche penale specie

alla luce del fatto che la PriceWhaterhouse ha rifiutato di certificare l’ultimo bilancio di Atac – probabilmente non si farà dare di meno. Da qui i 3 milioni calcolati in modo empirico dagli uffici di via Prenestina.

Compensi molto alti, soprattutto considerando che l’advisor legale, l’avvocato Carlo Felice Giampaolino, percepisce 270mila euro, mentre quello economico- finanziario, la E&Y, ne incasserà solo 208mila. Altra materia per l’Anac.

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