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12 mag

Roma, il fotografo Galimberti cacciato dal Colosseo quadrato dell’Eur dalla security di Fendi

Piccola disavventura per un grande fotografo di fama internazionale. Maurizio Galimberti si è recato la mattina del 13 maggio al Palazzo delle civiltà del lavoro all’Eur, in affitto alla casa di moda Fendi. Ha chiesto di accedere alla scalinata, per fare qualche scatto, ai due guardiani che sorvegliano il cancello blindatissimo. Risposta brusca: “Qui lei non può entrare”. A niente è servito mostrare il tesserino professionale, spiegare il motivo della visita – “sto lavorando a un libro su Roma” – e replicare con gentilezza ai due bodyguard, che Galimberti, ancora scosso, descrive come “dei burinotti fascisti in divisa”. Racconta: “Uno continuava a dirmi che me ne dovevo andare con le buone o con le cattive. L’altro stava zitto ma mi curava con l’occhio”.

Il palazzo, monumento di epoca fascista, costruito per l’Esposizione Universale di Roma del 1942, è stato dato in affitto a luglio del 2013 a Fendi, per quindici anni. Dall’ottobre del 2015, la casa di moda ha spostato qui il suo quartier generale. È una delle opere architettoniche che Galimberti aveva in mente di inserire nel suo prossimo progetto, un libro che racconta la capitale con le sue impressioni, tradotte in una serie mosaici di polaroid, una tecnica già utilizzata dall’artista.

Galimberti, che si è accontentato – per il momento – di qualche scatto da lontano, non ha lasciato perdere lo sgarbo, “anche perché il Palazzo della civiltà del lavoro – per me si chiama così, non palazzo Fendi – è un bene

pubblico, della collettività. Se uno deve entrare per un lavoro, non può essere trattato in quel modo”. Ha chiamato l’ufficio stampa della maison, spiegando l’accaduto. “Si sono scusati e mi hanno invitato a tornare quando voglio. Lo farò: ho girato tutto il mondo, ma a livello fotografico non c’è niente di più affascinante di quell’opera architettonica, al di là delle ideologie. Insomma, viva il Colosseo quadrato”.

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