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10 giu

Roma, il giorno del Pride: “Siamo 700mila”. Il Gay center: “Renzi sposi la prima coppia”

Hanno scelto come slogan “Chi non si accontenta lotta”. E il richiamo della parata Lgbti, che sta attraversando il centro con partenza dalle 15 da piazza della Repubblica, quest’anno va alla recentissima legge sulle unioni civili. La famosa legge Cirinnà che la comunità gay &Co giudica un passo in avanti sì, ma non certo risolutivo. A oltre vent’anni dalla prima manifestazione romana per rivendicare i diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans quello che con il tempo è diventato il “Roma pride” resta uno degli appuntamenti clou dell’estate.

Intanto il Gay center nel giorno del Pride lancia l’invito: “Renzi sposi la prima coppia gay in Italia”. “Un fatto simbolico ma anche la rivendicazione di una legge che riguarda tutti gli italiani e non solo le coppie gay. Tutto si può ancora migliorare, soprattutto i diritti dei figli e le adozioni, ma intanto oggi sfiliamo con un diritto in più, la legge approvata sulle unioni civili. Sul nostro carro anche l’invito al prossimo Sindaco di Roma a sposarci. Il Campidoglio può essere piazza di festa e di diritti”.

L’edizione 2016 ha come madrina Asia Argento e lei, un in messaggio inviato agli organizzatori, è stata chiara: “Per me non esiste la parola diversità. Siamo tutti gay. Anche io sono gay. La legge appena approvata sui diritti civili non è nulla ed è piena di cavilli. È un piccolo passo. Il mondo Lgtbi merita di più. A me i contentini non sono mai piaciuti. Bisogna pretendere e ottenere molto di più”. Insomma in linea con il filo conduttore dell’evento. E poi, dalla manifestazione a cui partecipa dal bus di testa, ballando con alcune drag quenne, l’attrice ha aggiunto: “Per me questa parata ha il significato spirituale della lotta per la libertà di amare. Non è una cosa politica, né religiosa: è un diritto della natura che esiste da sempre, la libertà di amarsi, uomini con donne, uomini con uomini, donne con donne. Non è una questione di classe sociale, questa – ha aggiunto – è l’unica lotta che voglio insegnare ai miei figli, per questo oggi sono qua, la lotta per amare. La musica e le danze sono espressione di gioia”.

Scelta anche la colonna sonora del corteo, la canzone ‘Simili’ di Laura Pausini, mentre i venti carri allegorici sfileranno lungo via Cavour e poi sui Fori Imperiali per approdare in piazza Madonna del Loreto non lontano da piazza Venezia. Primo fra tutti ci sarà il carro del coordinamento Roma Pride, un bus inglese a due piani che alla fine del percorso diventerà il palco per gli interventi di chiusura. Il tutto si concluderà poi al Gay Village con il party “Adoro”, serata che mette fine agli eventi arcobaleno.

La parata, peraltro da sempre appoggiata a vario titolo dai sindaci che si sono alternati a palazzo Senatario, da Francesco Rutelli in poi, (Ignazio Marino non andò il primo anno ma recuperò il successivo, Gianni Alemanno non partecipò ma diede l’appoggio del Comune per l’Europride del 2011) quest’anno cade a cavallo tra le elezioni e il ballottaggio di domenica 19.

Il candidato dem Roberto Giachetti non andrà all’evento ma ha assicurato che se eletto parteciperà volentieri il prossimo anno come sindaco. Della pentastellata Virginia Raggi gli organizzatori non sanno nulla.

Mentre ci saranno la filosofa Michela Marzano e il vicepresidente della Regione, Massimiliano Smeriglio. Ed è già stato fissato il prossimo appuntamento Lbtgi: sabato 25 a Latina ci sarà infatti il “Lazio Pride” dopo che, come spiega Fabrizio Marrazzo del Gay Center “alcuni tra i candidati sindaco hanno firmato un patto per la famiglia tradizionale che prevede anche l’abolizione dei progetti contro l’omofobia nelle scuole”.

Da registrare la denuncia di Paola Concia, candidata al consiglio comunale di Roma con il Partito democratico: “Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti e l’Università la Sapienza hanno contato 20755 tweet omofobi,

razzisti, incitanti all’odio verso le donne o il diverso per religione, idee o provenienza nella città di Roma. Oggi che si celebra il Pride più importante d’Italia arriva questa triste notizia. Questo dato ci consegna un pessimo biglietto da visita per la Capitale. Roma è sempre stata una città aperta e accogliente. È necessario invertire questo triste primato e lavorare sulla cultura, che significa educazione al rispetto dell’altro”.

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