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5 mar

Roma, il Gra diventa arte, Franceschini: “Così il progetto dell’Anas riqualifica le periferie”

Settanta “non luoghi” del Grande Raccordo Anulare, svincoli o sottopassi oggi parcheggi abusivi o discariche di rifiuti, diventeranno allestimenti artistici. I primi dieci murales sono già stati realizzati e questo primo test di GraArt (il progetto di arte contemporanea targato Anas) ha incassato l’approvazione del ministro dei Beni culturali. “Il gioco – ha spiegato la scrittrice Ilaria Beltramme – è ricollegare la periferia al centro storico”.

Franceschini: “Riqualificare le periferie”. “Il progetto GraArt – ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – unisce in modo brillante e innovativo tre cardini dell’azione condotta per la cultura negli ultimi tre anni di governo: l’impegno per la riqualificazione delle periferie, l’attenzione verso l’arte contemporanea e il coinvolgimento delle imprese. Le periferie – ha aggiunto il ministro – diventeranno i luoghi naturali per lo sviluppo dell’arte contemporanea, che fatica a innestarsi nei centri storici”.

“Far fiorire i talenti e la creatività”. “Finora – ha detto ancora Franceschini – l’Italia ha investito molto sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ereditato dal passato. Ora è importante dedicare altrettante energie nel far fiorire i talenti e la creatività dei nostri tempi. Il terreno ideale sul quale operare sono le periferie urbane. Qui nel XXI secolo siamo chiamati a vincere attraverso l’arte e la cultura la battaglia dell’integrazione e del confronto dopo aver vinto, nel XX secolo, la battaglia della tutela dei centri storici. Se questo avviene attraverso il coinvolgimento di una grande realtà economica del Paese come Anas significa che finalmente nel Paese c’è piena consapevolezza di quanto pubblico e privato siano chiamati a collaborare per l’accrescimento, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nazionale”.

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Cos’è GraArt. GraArt è il progetto di arte contemporanea targato Anas nato per valorizzare una delle arterie più importanti del Paese. Sottopassi e rampe d’accesso all’anello autostradale cambiano così ‘pelle’ grazie all’intervento di dieci urban artist internazionali, guidati da David Diavù Vecchiato, esponente di spicco dell’Urban Art in Italia e fondatore di MURo, il museo di Urban Art della Capitale.

I prossimi allestimenti. Il responsabile brand di Anas, Claudio Arcovito, ha partecipato alla mappatura del Gra. “La nostra ricognizione – spiega – deve individuare postazioni belle ma non potenzialmente pericolose, che non intralcino il traffico distraendo gli automobilisti o i pedoni. Abbiamo realizzato uno studio di 180 pagine e al momento abbiano individuato tre posti che certamente diventeranno un allestimento artistico. Il sottopasso di via della Maglianella, ad esempio, che ora viene utilizzato come parcheggio di auto sul marciapiede, all’uscita 1 e 2 del Gra, è uno di questi”. “È uno spazio – racconta il dirigente Anas – dove c’è già illuminazione, ma è deturpato attualmente da scritte brutte e volgari. Tra queste, visibile anche con GoogleMaps, campeggia una pesante offesa a Veltroni”.

“Il prossimo secondo sottopasso che ospiterà un murales sarà in via Comandini, all’uscita 21 e 22, un’area decisamente depressa. Il terzo sito, dove ora ci sono solo secchioni dell’immondizia, è stato individuato in via Rosario Pietro”.

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Beltramme: “Così restituisco l’anima storica alle periferie”. Individuati i muraglioni del Gra da dipingere, è poi la scrittrice Ilaria Beltramme (autrice con Newton Compton del bestseller ‘101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita’) a ricostruire i collegamenti tra quelle periferie abbandonate e la storia e le tradizioni che su quei territori si sono

tramandate. “La street art – sottolinea Beltramme – è inflazionata a Roma. E le grandi commissioni sono sempre meno legate ai luoghi in cui vengono eseguite. Noi, invece, con queste storie del progetto GraArt, vogliamo riportare in vita i legami storici, e ridare il senso di appartenenza al tessuto urbano all’arte contemporanea”. “Roma – conclude Beltramme – è costruita strato su strato: l’ultimo lo sta realizzando oggi la street art“.

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