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21 nov

Roma, il miracolo del noce: “E’ crollato, ma vive”

Si è accasciato a terra lentamente, senza fare rumore. E senza schiacciare nessuno, né ammaccare case o cose. È il gigantesco noce dell’Orto botanico di Roma. “È caduto davanti ai miei occhi, c’era un forte vento ma lui è andato giù in maniera delicata e gentile: quasi una genuflessione, la sua, alla terra”. Così racconta Paco Donato, il giardiniere dell’Università La Sapienza che, con il collega Fabrizio Fabbrini e gli altri 13 esperti del museo-giardino sotto al Gianicolo, nel maggio del 2008 decise “che no, che quell’albero non doveva, né voleva, morire”.

E allora l’équipe del dipartimento di Biologia ambientale, guidata dalla direttrice dell’Orto di via della Lungara, Loretta Gradiani, optò per coprire “all’istante” le radici rimaste esposte del noce secolare. Come? “Con una gigantesca zolla di terra, una collinetta protettiva”, ricorda Donato. E da allora l’albero sdraiato – monumentale come altri 24 giganti del parco che si affaccia su Palazzo Corsini, tra cui i rinascimentali (furono piantati nel XVI secolo) platani orientali dello scalone centrale – ha iniziato una nuova vita. Diventando nell’Orto botanico il beniamino dei visitatori. Che accoglie disteso, come un padrone di casa mollemente adagiato sul divano.



Ieri è stato lui la star solitaria della Giornata nazionale degli alberi. Che ha visto il governatore del Lazio, il pd Nicola Zingaretti, annunciare “la piantumazione di 10mila alberi nel Parco degli Aurunci”. Gli attivisti di “Sherwood” polemizzare con il Campidoglio per la mancata ripiantumazione di quelli caduti a Villa Ada. E il Fdi Fabrizio Ghera, con l’ex presidente di Ama, Piergiorgio Benvenuti, regalare un albero di fico alla sindaca Virginia Raggi per sensibilizzarla sul “tema del degrado delle alberature nelle aree verdi e nelle ville storiche di Roma”, dove si contano ben 300mila esemplari. Ma 86mila sono rischio caduta.

Il noce dei miracoli non ha generato solo altri alberi (ciascuno dei rami esili sul fianco non adagiato a terra ora sono diventati i fusti di “un bosco spuntato dal vecchio tronco”, esulta Donato). Ma, grazie all’idea dell’artista Silvia Stucky, l’arbusto vivo ha prodotto un libro di carta, Opera senza io, ora esposto nella collettiva del Museo in Trastevere Intrecci di arte e vita. “Tutto nasce dalla mostra che ho fatto l’anno scorso, era maggio, all’Orto botanico”, spiega Stucky. “Mi sono limitata a mettere delle sedie perché

il pubblico della personale e quello del giardino restassero, come me, in contemplazione di questo monumento naturale”. Lei si è tolta di mezzo (salvo poi pubblicare bei disegni e foto del noce). Per mettere in luce “la natura dell’albero che si rigenera e che ci rigenera, ma anche la genialità dei giardinieri che hanno coperto le radici”. E ora per Paco Donato “il noce è un kami, una divinità “. Il Giappone innestato a Trastevere.

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