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26 mag

Roma, il ninfeo del benzinaio e i dipinti sotto la villa: ecco i tesori di Ottavia

Sotto i tralci di vite delicatamente affrescati, uno stretto corridoio dalle pareti blu conduce a un’aula circolare: un’oasi di svago e ozio per i proprietari di una ricca villa romana, che nel III secolo d.C. trasformarono questa tomba precedente in uno spettacolare ninfeo con splendidi mosaici e scenografici giochi d’acqua. Oggi della villa, solo parzialmente scavata, restano poche tracce. Ma il Ninfeo della Lucchina, scoperto nel 1990, è invece tornato al suo splendore, dopo il restauro condotto dalla Soprintendenza per il Colosseo. E, dopo l’inaugurazione di oggi, rimarrà aperto al pubblico e sarà visitabile su richiesta, a ingresso gratuito (tel. 06/47788336).

Un nuovo gioiello nascosto – ai margini di un’area di servizio, dietro una porticina incastonata nella collina – sarà quindi restituito alla città. E, in particolare, al quartiere di Ottavia che venerdì ha già festeggiato la riapertura – dopo oltre 15 anni, gli ultimi due dedicati ai restauri – dell’Ipogeo a cui deve il nome. Vale a dire, il monumento funerario in cui fu sepolta la famiglia degli Ottavi, scoperto negli anni Venti e dai Cinquanta celato sotto una villetta privata costruita su quel terreno. Pare impossibile, dall’esterno, immaginare che sotto questo villino come tanti, in una stradina di periferia, si nasconda la dimora eterna di Octavius Felix, personaggio di rango senatorio, che qui viveva nel III secolo.

Ma sono queste le infinite sorprese che il suburbio riserva. “Il monumento è situato poco lontano da un percorso secondario della via Trionfale antica, di cui si conserva ancora un breve tratto, con molta probabilità una viabilità di servizio ad alcune ville rustiche che sorgevano nei dintorni” spiega Daniela Rossi, responsabile dei due siti per la Soprintendenza. Contrariamente alle aspettative di Octavius Felix, l’Ipogeo non accolse per primi i membri più anziani della sua famiglia, ma Octavia Paolina, la sua filia dulcissima, di appena sei anni. Ed è commovente, alzando gli occhi verso la lunetta della camera sepolcrale con l’affresco digitale (l’originale è conservato a Palazzo Massimo), osservare lo scorcio dei Campi Elisi popolato da bimbi intenti a giocare e a cogliere rose al cospetto di Ermes. Se, ad oggi, l’unico sarcofago conservato nell’Ipogeo degli Ottavi è quello di Octavius Felix, “a breve altri due sarcofagi in marmo torneranno qui, nel

loro luogo originario, da Palazzo Massimo e dal ministero dell’Istruzione. E proveremo a far rientrare anche quello di Octavia Paolina, che si trova a Milano in una collezione privata” spiega Rossi. La riapertura del monumento, anche qui, “ha coinvolto gli abitanti e le scuole della zona” spiega l’assessore alla Cultura del XIV Municipio, Marco Della Porta, ideatore del progetto “Nuovi Quartieri”, che punta a valorizzare i gioielli archeologici del territorio.

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