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12 mag

Roma, il padre delle sorelle morte nel rogo a Centocelle: “Hanno ucciso le mie figlie poi li ho visti brindare”

“Perché non li vanno a prendere, cosa aspettano? Quelli che hanno bruciato le mie figlie continuano a girare su un furgone, passano per Ottaviano, Lepanto. Io li ho visti brindare”. La moglie, Mela, singhiozza accasciata “sull’altare dell’innocenza”, il muretto in via Guattari ribattezzato così dagli alunni della scuola “Iqbal Masih “, che ieri, prima del tocco della campanella, hanno depositato fiori e disegni in ricordo di Elisabeth, Francesca e Angelica. Romano Halilovic è poco più in là, ai bordi dell’ombra di fuliggine che ancora macchia l’asfalto.

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È distrutto. Se ne sta in piedi ad aspettare che arrivino i bambini della scuola per ricordare insieme le sue figlie. Non ha voglia di parlare, ma di fronte alle prime telecamere monta la rabbia. Due ragazzi sfilano nello slargo e lasciano partire un insulto, prima di dileguarsi. La misura è colma. Arrivano sei volanti della polizia e Romano non capisce perché siano lì e non altrove, a cercare gli assassini. “C’hanno i filmati, io li ho visti”, esclama puntando il dito verso l’ingresso del parcheggio. “Sono passati prima con la moto, poi con una macchina grande e c’hanno dato fuoco. Si vede una persona dal muretto che tira la molotov, cosa aspettano a prenderli? “, ripete.

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Il dolore è fortissimo. Il racconto s’interrompe: Romano sa bene che è meglio tacere, almeno finché l’indagine non sarà conclusa. Ma quelle parole pronunciate d’impeto lasciano pochi dubbi: sembra sapere chi siano gli assassini. I 150 bambini della scuola diretta fino al 2010 da Simonetta Salacone si sono rivolti anche a loro. “Tristezza e rabbia: hanno ucciso senza motivo”, recita un cartellone dei ragazzi delle medie. “Ero passata qui, avevo parlato con le mie amiche poche ore prima della tragedia – ricorda Mikic, alunna della terza C, residente al campo di via Gordiani – quando la mattina dopo mi sono svegliata i miei genitori mi hanno detto quello che era successo. Non ci volevo credere, mi sentivo soffocare d’ansia”. Poi legge una poesia, tradotta in romanes e in italiano.

Parole toccanti, come il momento di preghiera organizzato dalla comunità di Sant’Egidio in serata e celebrato da monsignor Giuseppe Marciante, a cui Romano e Mela hanno assistito

per pochi minuti. Accanto a loro, la sorella Mirsada e il cugino, Saverio. Assenti i rappresentanti del Comune e del municipio. “Nel 2011 Alemanno diede una casa alla famiglia di Tor Fiscale dice Paolo Ciani, responsabile rom della comunità – al momento non hanno ricevuto nessuna offerta dall’amministrazione”. Oggi il corteo Città solidale sfilerà da piazza dei Mirti (alle 16) “all’altare dell’innocenza” in via Guattari.

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