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1 mar

Roma, il sit-in di Celio Azzurro: in piazza contro gli sfratti del Comune

“Il futuro della città è in pericolo: il Comune conosce le realtà che sta sgomberando?”. La sintesi di Niccolò Fabi racconta l’indignazione delle 200 persone che hanno dato vita al sit-in di protesta di fronte al centro interculturale Celio Azzurro, sulla salita di San Gregorio.

C’erano le madri dei 60 bambini, di 25 nazionalità diverse, che frequentano quotidianamente il centro. Accanto a loro le educatrici, alcune, come Fayo, addirittura ex alunne dell’asilo aperto il 1 giungo del 1990: “Sono entrata in questo posto quando avevo tre anni e non sono più andata via – racconta la 29enne etiope – adesso faccio la maestra, questo centro è la mia vita”.

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Il progetto educativo per i bambini che frequentano l’asilo è tarato su tre pilastri: affettività, relazione e comunità. Principi importanti per lo sviluppo della personalità. Eppure, minacciati prima dalla delibera 140 votata dalla giunta Marino e ora definitivamente messi a rischio dalla nuova delibera votata dalla giunta grillina. Il regolamento attuativo della delibera 19 del 22 febbraio scorso infatti, vieta la partecipazione al nuovo bando per la riassegnazione dei locali a chi non abbia saldato i bollettini con il ricalcolo degli affitti a prezzi di mercato che il dipartimento al Patrimonio sta inviando a tutte le realtà sociali e del terzo settore, senza alcun discernimento.

Il 21 febbraio scorso al Celio Azzurro è stata recapitata una raccomandata per il recupero di 242.585 euro entro 30 giorni: gli ultimi sei anni di affitto a 5.676 euro al mese (il prezzo di mercato), anziché i 1.135 euro pagati fino a oggi col canone calmierato.

“Una follia. In questo modo spazzano via un’intera comunità educante – esclama Giovanna Fasciani, la madre di Chiara, una bimba di tre anni e mezzo – ho portato mia figlia qui perché è una delle poche realtà a Roma che promuove sul serio la convivenza civile”. Il Celio Azzurro, “ha un valore educativo inestimabile – aggiunge Manuele Carrozzo – mio figlio dice sempre che questa non è una scuola, ma un laboratorio dove si impara, si gioca e si sta insieme”.

La comunità fondata da Massimo Guidotti insieme a don Luigi Di Liegro non ha intenzione di piegarsi alle logiche sommarie con le quali il Campidoglio, su impulso della Corte dei Conti, sta provvedendo a riacquisire il patrimonio immobiliare.

Un folto schieramento di politici è sceso in campo a difesa del Celio Azzurro e delle altre realtà del sociale e della cultura. Dalla presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi e l’assessore alle Politiche sociali, Emiliano Monteverde, ai consiglieri comunali Orlando Corsetti (Pd), Stefano Fassina (Sinistra per Roma). E poi l’ex assessore alla Scuola del comune, il dem Paolo Masini, l’esponente di Sel, Gianluca Peciola.

“Bisogna trovare una soluzione politica, non ci si può affidare solo alla burocrazia – sottolinea Alfonsi – siamo convinti che debba essere fatta chiarezza sulle modalità di verifica delle singole posizioni, che potrebbe risultare poco trasparente se non vengono fissati criteri generali”.

Stefano Fassina ravvisa la necessità immediata di “revocare la delibera 140 e approvare una nuova delibera che preveda l’uso sociale del patrimonio comunale”. Una misura che rimetterebbe al centro la politica. “Nei fatti – giudica Peciola – la Corte dei Conti e il Mef vogliono commissariare Roma, la politica è stata di fatto esautorata e quello che stanno in pratica è un attacco ai cittadini romani”.

Il risultato è che sta per calare il sipario “su una realtà come il Celio Azzurro, un’esperienza all’avanguardia a livello internazionale – ricorda Masini – lavora con enorme professionalità e coraggio”. Per cercare di salvarla Corsetti ha già presentato all’esame del Campidoglio

una proposta di delibera che “previa verifica dell’utilità sociale, sana la concessione fino al nuovo bando – spiega Corsetti – evitando così gli sfratti e le morosità create dal ricalcolo dei canoni sui prezzi di mercato”. In attesa che il testo venga vagliato, il Celio Azzurro e tutte le altre strutture sotto sgombero unite nella rete “Decide Roma”, manifesteranno il 10 marzo in piazza del Campidoglio. Sperando che qualcuno li ascolti.

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