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4 mag

Roma, impianti al limite e inceneritore fermo: scatta l’ennesima emergenza spazzatura

Non c’è un quartiere che si salvi: Magliana, Marconi, Acilia, Garbatella, Casilina, San Giovanni, Prati, Aurelio. Roma è ancora sotto scacco. E stavolta non è colpa dei cittadini incivili. Giorno dopo giorno, soprattutto dal ponte del 1 maggio, i rifiuti si sono accumulati intorno ai cassonetti. Gli operatori dell’Ama non sono passati a svuotarli. Non potevano: gli impianti di trattamento scoppiano e non si sa più dove mettere la spazzatura indifferenziata che i romani ogni giorno producono: 2.720 tonnellate.

Dunque è emergenza, con le temperature che cominciano ad aumentare e il rischio sanitario che si profila. Appena una settimana fa, dopo un sopralluogo all’impianto di trattamento meccanico biologico del Salario, vertici Ama e assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, avevano assicurato che la situazione si stava normalizzando. Si erano impegnati a far entrare nel tmb soltanto 250 tonnellate al giorno e a lavorarne 500. In questo modo lo stabilimento si sarebbe progressivamente svuotato. Così non è stato. Il tmb del Salario continua a far entrare 500 tonnellate al giorno. Per di più, l’impianto non lavora a ciclo continuo, ha bisogno di sei ora di stop al giorno. E rimane stracolmo.

Il tmb Ama a Rocca Cencia funziona già a pieno regime: 750 tonnellate di indifferenziato al giorno. Gli impianti di Manlio Cerroni a Malagrotta, invece, nonostante gli impegni del commissario e gli annunci di Ama e Campidoglio, vanno di nuovo al ralenti perché non si sa dove mandare a bruciare il cdr (combustibile derivato da rifiuti) prodotto. L’inceneritore di Colleferro è fermo da un mese per manutenzione e lo sarà fino a ottobre. Una mano potrebbe darla il tritovagliatore mobile dell’Ama, che può trattare 300 tonnellate al giorno di indifferenziata. Ma la sindaca Raggi non lo ha previsto nella sua ordinanza sull’emergenza rifiuti di aprile, in cui affidava ad un commissario la gestione degli impianti di Manlio Cerroni.

È un copione già visto. La situazione è la stessa del luglio dello scorso anno, quando la neo assessora all’Ambiente, Paola Muraro, piombò nella sede dell’Ama con operatore al seguito per la diretta streaming, per inscenare un processo sommario alla dirigenza dell’azienda: “L’emergenza l’avete creata voi e ora ve ne state lavando le mani. Chi sbaglia deve pagare, i dirigenti hanno nomi e cognomi “. Ora la dirigenza è cambiata: ci sono nomi scelti e voluti dalla giunta grillina, ma la situazione è la stessa. Allora l’assessora Muraro chiedeva di fare funzionare il tritovagliatore privato di Cerroni, adesso quello di Ama rimane fermo.

“La dirigenza dell’azienda risulta

totalmente assente e incapace “, accusano Fabrizio Santori e Francesco Figliomeni, consiglieri di Fratelli d’Italia in Regione e in Campidoglio, che invitano la sindaca Raggi a fare un giro in città insieme all’assessora Montanari, “quella che non ha mai visto topi a Roma”. “Questa desolante immagine della capitale è lo specchio di una giunta incapace ad affrontare i problemi di Roma”, attacca la capogruppo del Pd capitolino Michela Di Biase.

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