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17 nov

Roma, import-export di auto di lusso al nero: 16 a processo

Evadevano il fisco attraverso un’attività di import export con la Germania di autovetture di lusso e grazie all’impiego di due funzionari infedeli dell’agenzia delle Entrate che consentivano l’immatricolazione illecita delle auto. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 indagati accusati di aver messo in piedi una frode all’Erario di circa 6 milioni di euro.

Al vertice del gruppo c’era Ciro Smiraglia, nipote del defunto boss napoletano Michele Zaza. Al suo fianco Andrea Ricci, catturato il 25 ottobre scorso a Palma de Maiorca dalla Dia di Roma, e Umberto Furno, co-amministratore della società I Soprano srl. Oltre a loro altre 7 persone tutte accusate dai pm Ilaria Calò e Edmondo De Gregorio di associazione per delinquere finalizzata alla frode dell’Iva. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Claudio Cirinnà, fratello della senatrice pd Monica. L’uomo era già latitante dall’ottobre del 2015 dopo l’ordine d’arresto emesso dal gip di Roma per aver preso parte ad un’associazione per delinquere che trafficava carburante evadendo le accise.

Cirinnà non è accusato di associazione per delinquere in questa vicenda ma di sequestro di persona e violenza privata, in concorso proprio con Ciro Smiraglia e altre due persone. Nell’ottobre 2010 i quattro avrebbero prelevato una persona e l’avrebbero

costretta, a suon di minacce, a telefonare a un suo conoscente, che aveva procurato un presunto danno economico allo Smiraglia, con l’obiettivo di farlo tornare a Roma senza rivelargli gli intenti vendicativi dell’indagato. Prima lo avrebbero fatto salire a bordo della Mercedes di Smiraglia e poi, nel chiuso dell’abitacolo, lo avrebbero minacciato: “Se non gli telefoni ti imbavagliamo, ti tagliamo un dito, ti leghiamo con il fil di ferro e violentiamo tua moglie”.

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