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27 feb

Roma, inchiesta appalti aeroporti: chiesti 7 rinvii a giudizio

Le procedure di gara erano irregolari e, spesso, finivano a società che facevano capo alla stessa persona. I lavori non venivano eseguiti o, nella migliore delle ipotesi, venivano fatti in maniera parziale e non aderente al capitolato. Però, in compenso, venivano pagate tangenti, ristrutturate case o assunti parenti e amici degli amici.

A tre anni dai primi arresti, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per sette persone (e altrettante società) in relazione agli illeciti compiuti nei lavori eseguiti tra il 2011 e il 2014 presso gli aeroporti minori del Lazio, a cominciare da quello di Roma-Urbe. A rischiare il processo – secondo le conclusioni del pm Mario Palazzi – sono l’ex direttore Enac dello scalo di Ciampino, Sergio Legnante, il funzionario Renato Lolli, l’ingegnere dell’Ente Alfonso Mele, e poi l’imprenditore Massimiliano Mantovano, ritenuto il “dominus” effettivo di numerose ditte che si aggiudicavano in modo illegittimo gli appalti, e alcuni suoi collaboratori, Luigi Guerrini e Adriano Revelant e Miriam Brusca.

L’accusa è quella di associazione per delinquere (esclusa per Lolli) finalizzata ai reati di corruzione, turbativa d’asta, falso e frode nelle pubbliche forniture. Le indagini, avviate dopo un’informativa della Polaria che aveva ricevuto una segnalazione da un funzionario interno a Enac, hanno portato alla luce un sistema collaudato di alterazione delle procedure di gara indette dall’Ente e assegnate sempre a Mantovano (cui erano legate una serie di società, coinvolte per violazione della 231 del 2001 sulle responsabilità degli enti): i costi delle opere venivano gonfiati in modo fraudolento e gli indebiti profitti divisi assieme

ai funzionari pubblici infedeli come prezzo della corruzione.

Legnante, che Enac sospese all’indomani dell’arresto, avrebbe messo a servizio dell’associazione per delinquere “il proprio ruolo, le proprie informazioni riservate, determinando o comunque orientando le scelte dei lavori da eseguire, assicurando l’affidamento delle opere alle imprese di Mantovano e autorizzando i pagamenti delle fatture per lavori mai in realtà eseguiti”.

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