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3 mag

Roma, insulti e botte a una cliente: tassista condannato

Prima gli insulti e poi le botte. La corsa in taxi di una donna nigeriana è finita malissimo. Prima l’invito a “tornarsene a casa sua”, poi i ceffoni rimediati per non essere stata troppo solerte nel pagarlo. Per questo il conducente è stato condannato, dal giudice Pierluigi Picozzi, a tre mesi di carcere, per lesioni volontarie. Non ha retto l’aggravante dall’odio razziale. L’uomo insomma avrebbe agito così perché spinto dalla fretta di dover rientrare all’aeroporto per non perdere la priorità di uno stallo, e non invece perché xenofobo.

È il 27 luglio del 2011, il tassista fa salire a bordo, all’aeroporto di Fiumicino una donna, nigeriana di 40 anni. Già durante il viaggio il conducente, aveva spiegato la vittima nella precedente udienza, mostra un certo nervosismo: “Mi ha detto che in 30 minuti sarebbe dovuto rientrare

al Leonardo da Vinci così avrebbe potuto fare un’altra corsa”. Il tassista arriva a destinazione: “sono 30 euro”. La signora non aveva i soldi in mano e la cosa ha fatto andare su tutte le furie l’uomo “mi fate schifo”. Il tassista ha poi rifilato alla signora dei ceffoni. “Non sono razzista se lo fossi stato non avrei accettato la corsa della signora”, così il tassista, lo scorso 8 aprile, si era difeso a processo.

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