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3 mag

Roma, “Investito”, “No, infarto”. Le due opposte verità sulla morte dell’ambulante

“È stato investito dai vigili che lo stavano inseguendo in moto. Di certo non è stata una morte naturale “, raccontano gli amici di Niang Maguette. “L’abbiamo visto accasciarsi in ginocchio, da solo. Sembrava stesse male, come se avesse avuto un malore”, riferiscono invece quelli che, per il momento, sono gli unici testimoni oculari della morte dell’ambulante senegalese avvenuta ieri mattina sul Lungotevere de’ Cenci. Sono i proprietari di un negozio di cucine all’angolo con via Beatrice Cenci e hanno assistito anche al tentativo di rianimazione dell’uomo, 54 anni, da parte del 118. “È stata una scena emotivamente molto toccante, hanno provato a lungo a farlo riprendere ma non c’è stato niente da fare”, racconta uno dei gestori del mobilificio.

Tra queste due dichiarazioni, quella dei senegalesi e quella dei proprietari del negozio di cucine, c’è la drammatica morte di Niang Maguette, ambulante senegalese da oltre 20 anni in Italia, crollato ieri intorno alle 12.40 a due passi dal Lungotevere dopo essere fuggito a un blitz anti abusivi della municipale.

Secondo la questura e i vigili urbani tra i due fatti non ci sarebbe alcuna relazione. Di più: le forze dell’ordine sostengono che Niang Maguette non facesse nemmeno parte degli ambulanti coinvolti nell’operazione.

Niang Papa, 50 anni, fratello dell’ambulante morto, racconta però un’altra versione. Nemmeno lui è un testimone oculare ma è certo che Maguette si trovasse su ponte Fabricio intorno alle 11, quando tre auto con sopra sei agenti in borghese della municipale fanno scattare la retata. “Di solito ci dividiamo – spiega Papa – io mi metto su Ponte Sisto, lui invece lavora sul ponte dell’Isola Tiberina”, ponte Fabricio, appunto. Da lì è scappato Niang. “Inseguito dai vigili”, dicono i suoi amici. “Non è vero”, replica il vicecomandante della polizia municipale Antonio Di Maggio. “Abbiamo dato espressamente disposizioni di non inseguire gli abusivi”, spiega. “Ci interessa sequestrare la merce “.

Niang ieri era riuscito a salvare parte delle borse che vendeva. “Accanto a sé aveva un sacco nero”, raccontano i proprietari del negozio di cucine, ascoltati anche dagli investigatori. In procura è stato aperto un fascicolo. Oggi verrà affidata l’autopsia che nei prossimi giorni chiarirà le cause della morte. In serata, Jackson Mbaye, uno dei rappresentanti della comunità senegalese romana, spiegava al telefono che “quello che non torna è il sangue che ha perso Niang”. Nei pressi del luogo in cui si è accasciato, proprio davanti alla vetrina del negozio di cucine, infatti, c’è una piccola macchia di sangue. “Probabilmente l’ha persa dalla bocca”, spiegano i proprietari del mobilificio.

Oggi la situazione potrebbe essere più chiara, mentre gli amici di Niang chiedono chiarezza e giustizia. Ieri, alla notizia della morte si sono riversati per strada, bloccando il traffico per circa un’ora all’altezza di ponte Garibaldi. Una trentina di loro sono stati circondati da poliziotti e carabinieri in assetto anti sommossa che li hanno convinti prima a liberare la carreggiata, poi a sciogliere il sit-in che potrebbe però essere replicato, questa volta autorizzato, nei prossimi giorni.

Intanto, però, divampa la polemica politica. L’assessore al Commercio Adriano Meloni, esprime, a nome dell’amministrazione comunale, “l’enorme dispiacere per la morte del cittadino senegalese avvenuta oggi. Sono certo che le autorità competenti compiranno tutti gli accertamenti necessari per stabilire l’esatta

dinamica dell’accaduto “. E mentre il consigliere di Si, Stefano Fassina, ribadisce che sia fatta “chiarezza” sulle cause della morte, Forta Italia, con il capogruppo Davide Bordoni, punta il dito sulla sindaca: “Quanto accaduto oggi ha solo un colpevole e questo è il sindaco Raggi che in un anno ha permesso la proliferazione del fenomeno dell’abusivismo commerciale senza approntare alcun regolamento od ordinanza in grado di arrestare questo fenomeno “.

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