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27 feb

Roma, istigò il figlio a picchiare immigrato: pena ridotta a 10 anni

Anche per i giudici d’appello, Massimiliano Balducci, romano di 43 anni, istigò il figlio minorenne nel settembre 2014 a picchiare a morte Khan Muhammad Shahzad, pizzaiolo di origini pachistane. Per questo motivo è stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi e dall’istigazione di un minorenne a compiere un reato.

Con questa riqualificazione del reato si è chiuso il processo d’appello i cui giudici hanno riformato la sentenza con la quale nel dicembre 2015 la III Corte d’assise di Roma aveva pronunciato nei confronti dell’uomo una condanna a 21 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. Il figlio, all’epoca minorenne, è stato condannato in primo grado a 8 anni di reclusione ed è in attesa dell’appello.

Era la tarda serata del 18 settembre 2014 quando Shahzad si aggirava nel quartiere di Torpignattara pregando ad alta voce. “Picchialo… ammazzalo”, avrebbe urlato Balducci al figlio (condannato a 8 anni, il mese prossimo ci sarà il processo d’appello), dopo aver pesantemente insultato l’extracomunitario dalla finestra e avergli lanciato anche contro una bottiglietta d’acqua.

In quel preciso momento, il figlio minorenne dell’uomo, insieme con un amico passava di lì, in sella alla sua bicicletta. Il giovane disse di aver reagito a un calcio e a uno sputo (si era rivolto al pachistano per chiedere cosa stesse accadendo). Le indagini accertarono che fu sferrato un pugno, successivamente anche calci; Shahzad cadde in terra e morì.

Oggi in udienza, davanti alla I Corte d’assise d’appello,

Massimiliano Balducci ha letto anche uno scritto, cercando di convincere i giudici del fatto che lui mai avrebbe pensato che quel pakistano potesse morire per mano del figlio. Alla fine, i giudici d’appello hanno ritenuto di qualificare la contestazione in omicidio preterintenzionale, con conferma di tutte le aggravanti contestate, e il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti alle stesse aggravanti. La conclusione è stata la condanna a 10 anni di reclusione.

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