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2 giu

Roma, la condanna ai miasmi della Salaria

Quanto può durare un’emergenza? A Roma, a via Salaria 981, a un paio di chilometri da Villa Ada e poco prima della motorizzazione, c’è un deposito di raccolta, smistamento e trattamento rifiuti che produce da anni una puzza pestilenziale. Quando fa caldo, la puzza aumenta; a cinquanta metri dall’impianto ci sono delle abitazioni, a cento metri c’è un asilo nido dove si è obbligati a tenere chiuse le finestre. Spesso i miasmi dei rifiuti trattati si spandono e arrivano a percepirsi distintamente da Villa Spada su per Fidene fino a Nuovo Salario e Montesacro, a tre quattro chilometri in linea d’aria. In questi giorni, come ogni estate, la puzza ha ricominciato a essere insopportabile. Fino al 2011 l’impianto era una rimessa di mezzi dell’Ama per la pulitura e manutenzione, riutilizzato in via provvisoria per l’emergenza rifiuti di Roma. Doveva essere chiuso il 31 dicembre scorso: si era arrivati a questa data, dopo le proteste durate tre anni degli esasperati abitanti dei dintorni; sarebbe rimasto disponibile durante il Giubileo – nel caso malaugurato si fosse guastato qualche altro impianto, sarebbe entrato in funzione solo per le 24/48 ore necessarie alla riparazione. Non è stato e non è così: funziona tutti i giorni a regime. Ogni volta che viene detto che la quantità di spazzatura raccolta e trattata va diminuendo, la settimana successiva avviene il contrario e si superano anche le misure indicate, che non sono marginali: 750 tonnellate al giorno di indifferenziata e 200 tonnellate al giorno di trasferenza.

Dopo la caduta della giunta Marino, l’ultima parola era quella delle promesse dell’ex-assessore all’ambiente Estella Marino. Il terzo municipio ha mandato gli atti al prefetto Tronca che doveva applicare una decisione già presa, e con molto ritardo. Anche qui, non è stato così. Il 29 dicembre scorso il presidente del municipio Marchionne dichiarava: “La richiesta a Tronca dal parte del Municipio III è quella di procedere in tempi brevissimi all’emissione dell’atto che dia continuità e che sia determinante al raggiungimento dell’obiettivo fortemente voluto dai tanti cittadini che da diversi anni subiscono i miasmi provenienti da quel sito. Siamo certi che il Commissario Tronca procederà con senso di responsabilità verso il miglioramento della qualità della vita dei residenti di un quadrante della periferia nord di Roma”.

Il 31 dicembre scorso – 183 giorni fa – il presidente di Ama, Daniele Fortini dichiarava: “Abbiamo ricevuto la sollecitazione del Presidente del III municipio, Paolo Emilio Marchionne, sull’attuazione degli indirizzi relativi alla dismissione del Tmb di via Salaria. La riconversione della struttura è stata condivisa con l’amministrazione di Roma Capitale. Desidero quindi rassicurare tutti che Ama, d’intesa con il commissario straordinario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca, sta lavorando in queste ore affinché quell’indirizzo venga realizzato al più presto”. “In queste ore” e “tempi brevissimi” sono diventati sei mesi; ma potrebbero a questo punto diventare sette, dodici o cinquanta? Il senso di responsabilità chiesto a Tronca non si è visto. A gennaio 2016 si potevano leggere sulle agenzie le notizie della dismissione dell’impianto: raccontano surrealmente qualcosa che non è accaduto. Tronca in tutto questo tempo non ha speso una parola in merito. Se non è un’emergenza questa, allora quale? Se non si tratta di amministrazione ordinaria questa, allora cosa intendiamo con quest’espressione? Ma anche i candidati di questa campagna elettorale hanno latitato. Nessuno è venuto a Villa Spada a metterci la faccia.

E capiamoci, questa dell’impianto di via Salaria non è solo una questione burocratica, ma mostra tutte le fragilità di una politica incapace e inefficace: collocare quella che di fatto è una discarica a 50 metri da delle case e cento metri da un asilo nido è un atto imbecille da qualunque punto di vista, ambientale, logistico, civile, morale. In questo caso la demenza amministrativa sta nell’aver trasformato un ex-deposito Atac in una rimessa Ama e quindi in una discarica e nel rivendicarla come una soluzione possibile per oggi, da rivedere, da ripensare, da piantarci intorno barriere arboree e fonoassorbenti. Questa responsabilità va assegnata a ben cinque amministrazioni regionali: prima Badaloni, poi Storace, poi Marrazzo con parentesi Montino, e quindi Polverini e infine Zingaretti. Cinque amministrazioni, tre di centrosinistra, due di centrodestra, che si sono adeguate a un inerziale non-pensiero sulla qualità di vita in una città.

Ma c’è un paradosso in più in questa storia anche banale e molto istruttiva: l’impianto è situato a circa cento metri dal palazzo di Sky (via Salaria 1021) e a duecento dal palazzo della Rai (via Salaria 1041). Quindi: il fetore acre l’avranno sentito anche i cinque candidati a sindaco quando sono andati a fare il dibattito a Sky l’altroieri, o no? Chi ci lavora sente la puzza tutti i giorni, probabilmente protetto dall’aria condizionata. E allora uno si chiede: a che serve informare, fare cinquanta flash di news quotidiane fino a rendere compulsivo il nostro bisogno di informazione da consumare così come la nostra indignazione, se poi quando sei tu che devi impegnarti politicamente fai un passo indietro? Non è assurdo questo cortocircuito inutile tra politica e informazione? Se da una parte

vediamo spesso un legame addirittura incestuoso tra l’una e l’altra, esistono poi questi casi in cui l’una diventa l’alibi dell’altra – ed entrambe sono solo il feticcio di quello che dovrebbero essere. Perché è evidente che oggi la questione dei rifiuti dovrebbe diventare un tema prioritario in un’agenda politica urbana, come è molto chiaro che dei bambini di un asilo nido non possono respirare tutti i giorni le esalazioni dei rifiuti.

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