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4 lug

Roma, la Corte dei conti boccia Marra: “Non poteva lavorare in Regione vanno restituti 324 mila euro”

Ha sfidato Beppe Grillo a valutare il suo curriculum, s’è vantato della sua rettitudine morale e si è definito “lo spermatozoo che ha fecondato l’ovulo del Movimento”, tanto la legalità è la sua via maestra. Ma si sa con le competenze – soprattutto a un certo livello – non si può scherzare. Il rischio è di finire invischiati in indagini, ricorsi e sentenze. Così è accaduto a Raffaele Marra, oggi vice capo di gabinetto del sindaco di Roma Virginia Raggi, che travolto dalle polemiche dovrebbe essere revocato ad ore. Nel 2011 la sua nomina a direttore del Personale della Regione Lazio a guida Renata Polverini è stata contestata dai sindacati interni con due ricorsi (vinti) al Tar, ma soprattutto la Corte dei Conti ora stima un danno erariale da 324 mila euro – quanto la retribuzione percepita in 21 mesi di lavoro – per quell’incarico che l’ex governatrice ha voluto così tanto affidargli, ignorando l’annullamento del tribunale amministrativo e confermando il fedelissimo.

Proprio quei rapporti con il centrodestra non sono stati apprezzati dai 5 Stelle. E lo spiega bene il consigliere regionale grillino, Davide Barillari: “Non è completamente fuori da quel sistema che noi stiamo combattendo “. Invece l’ex ufficiale della Guardia di Finanza, classe ’72, nell’Olimpo delle super dirigenze pubbliche ci è entrato proprio grazie al sodalizio con il centrodestra. Strettissimo collaboratore dell’ex sindaco Gianni Alemanno fin dai tempi in cui era ministro dell’Agricoltura, viene poi dirottato all’Unire, Unione nazionale incremento razze equine. Diventa direttore nazionale dell’area galoppo – anche se nel curriculum non è specificato con quale concorso – con Franco Panzironi, condannato per la parentopoli Ama e a processo per Mafia capitale. Insieme, con la presa del Campidoglio da parte del Pdl, si uniscono alla corte di Gianni. Era il 2008, a lui la carica di direttore delle Politiche abitative dove viene nominato dirigente con la qualificata acquisita all’Unire. La luna di miele non dura a lungo, nel 2010 l’addio. “Me ne andai dopo una serie di denunce che presentai proprio io”, dice oggi contestando chi lo etichetta come alemanniano. Bisogna però riconoscere al camaleontico Raffaele Marra la capacità di sapere scegliere il cavallo vincente, un’arguzia politica non di poco conto. Senza considerare l’abilità di muoversi in valzer tra le più disparate poltrone. Abbandonato il Campidoglio viene accolto in Rai dall’allora direttore generale, Mauro Masi.

Esperienza che dura pochi mesi perché nel 2011 è la Polverini a chiamarlo alla Pisana. Per la governatrice nessuno degli interni alla Regione era ritenuto meritevole di essere nominato alla guida della direzione personale, demanio e patrimonio. Così “tenuti all’oscuro i dirigenti interni delle pratiche avviate dall’amministrazione – scrive la Corte dei Conti nella sua istruttoria – senza alcun rispetto delle più elementari regole di pubblicità e partecipazione”, l’incarico viene affidato a Raffaele Marra. Insorgono i sindacati, il Direr-Dirl fa ricorso sia per l’appalto esterno della carica, sia per la scelta dell’ex ufficiale, ritenuto non idoneo. Nell’ottobre del 2011, il neo direttore chiede e ottiene una revisione della sua stessa scheda di valutazione. La commissione giudicante, ancora una volta, conferma “il non possesso da parte del concorrente delle specifiche capacità relative alle competenze proprie della struttura da assegnare”.

Con la Polverini sigla gli atti di spesa che spettano al gabinetto, tra questi i 45mila euro di fondi per l’arredo dei locali della sede di rappresentanza della Regione in largo Goldoni. E l’ex governatrice, proprio prima di dimettersi, lo ricompensa con la nomina last minute in regime di “prorogatio” ovvero fino all’elezione della nuova giunta. È con l’arrivo di Nicola Zingaretti (Pd) in Regione che Marra viene rimosso. È di nuovo senza un ufficio. E torna

a Palazzo Senatorio folgorato dal piddino Ignazio Marino che ammette di aver votato nel 2013. All’ombra della statua di Giulio Cesare deve essere scoccata la scintilla con Virginia. “Ho votato i 5 Stelle”, ha ammesso in questi giorni.

Infatuazioni politiche a parte, la nomina di Marra nell’era Polverini sembra abbia comportato un danno erariale alla Regione Lazio di oltre 300 mila euro. Un affaire che rischia di essere troppo ingombrante per i rigorosissimi grillini.

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