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4 nov

Roma, la crisi delle farmacie, tre su dieci a rischio. È record di fallimenti

Anche le farmacie finiscono nel buco nero della crisi. Nelle ultime 48 ore, in due hanno tirato giù la saracinesca. In trenta, poi, da inizio anno a oggi sono fallite o hanno chiesto il concordato preventivo. E il futuro non ha in serbo alcuna ripresa per le croci verdi romane. Perché tra le farmacie ancora in attività, il 30 per cento è in condizioni finanziarie gravissime, molte sono a un punto di non ritorno. Un quadro allarmante fin qui quello tratteggiato da Federfarma Roma, la federazione che raggruppa le circa 720 associate. “Si tratta di dati che coinvolgono Roma – racconta il presidente Vittorio Contarina – ma anche nel resto d’Italia le cose non vanno meglio. Le farmacie sono in crisi e molte non ce la fanno, con pesanti conseguenze non solo per chi ci lavora, ma anche per i cittadini. E pensare che c’è ancora chi continua a definirci una casta “.

La realtà, fa notare ancora Contarina è ben diversa: “Come dimostrano le ultime due farmacie fallite a distanza di neanche 48 ore l’una dall’altra c’è una fortissima crisi che non può più essere sottovalutata dalle istituzioni, devono metterci nelle condizioni di dare alla cittadinanza il servizio di pubblica utilità di cui ha bisogno”.

Una crisi figlia di un malessere già avvertito sette anni fa ma che ora è diventata “un macigno”, riprende il numero uno di Federfarma Roma. E a farne le spese sono specialmente le piccole imprese, quelle in centro, dove gli affitti dei locali raggiungono cifre esorbitanti a fronte di uno spopolamento dei rioni, in più il ticket non è più una consistente fonte di introito. Tra poco, alle 720 farmacie, se ne aggiungeranno altre 120. Nuove aperture figlie del concorsone “voluto nel 2013 dall’allora presidente del consiglio Mario Monti”, spiega Antonino Annetto, per tanti anni vice presidente di Federfarma ed esperto del settore. Il che comporterà un 10 per cento in più di aziende sul mercato. E questi nuovi farmacisti potranno aprire la loro attività in base ai titoli presentati.

Non solo: secondo alcune proiezioni della federazione i ricavi sono destinati a calare ancora: almeno del 13 per cento nei prossimi anni. E chi dal centro vorrebbe aprire in periferia o in zone più popolose al momento non può farlo a differenza di altre città come Milano, ad esempio, dove “il decentramento è stato avviato molti anni fa”, spiega Annarosa Racca, presidente nazionale di Federfarma.

“Non vogliamo alcuna agevolazione – dice però Cantarina – ma soltanto rispetto e un riconoscimento formale della crisi che stiamo attraversando. In questo momento la nostra categoria è fragile e non è in grado di reggere altri colpi”. E per questo chiede alla sindaca Raggi di riattivare appena possibile i decentramenti. “Visto come stanno andando le cose bisogna accelerare

i tempi, non possiamo aspettare ancora”, conclude Cantarina.

Così, per cercare di sopravvivere, chi può cerca di allargarsi, chiedendo mutui, aumentando la superficie del locale nel tentativo di attrarre clienti con nuovi servizi, la cosmetica su tutto ma anche proponendo i prodotti a prezzi più competitivi, comprati col metodo dei gruppi d’acquisto: tanti ordini, prezzi più bassi per i farmacisti, più sconti da offrire alla clientela.

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