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14 mag

Roma, la pioggia frena la Nuit Debout al Pantheon

Da Parigi a Roma, è “Nuit Debout”. Anche nella capitale, come in altre nove città italiane e decine in tutta Europa, è stato raccolto oggi l’appello a una “Global Debout”: una mobilitazione internazionale per occupare fisicamente le piazze delle città con assemblee e dibattiti sulla scia delle manifestazioni che da un mese e mezzo stanno mettendo la Francia in subbuglio contro la “Loi Travail” tra proteste e scontri.

L’obiettivo, scrivono gli animatori, sarebbe “la creazione di uno spazio di convergenze delle lotte tra i numerosi movimenti che si oppongono alla precarietà, ai diktat dei mercati finanziari, alla distruzione dell’ambiente, alle guerre e al militarismo, al degrado delle nostre condizioni di vita attraverso la solidarietà, la riflessione e l’azione collettiva”. Cinque anni dopo il movimento degli Indignados, partito proprio il 15 maggio (del 2011) da Madrid, ora si tenta di importare l’esperimento di Place de la République.

A Roma è stata scelta piazza del Pantheon e un appuntamento alle 17 – pioggia permettendo – con microfono aperto, fogli, penne, pennarelli, lavagne, cartelloni “per discutere insieme e comporre anche visivamente la nostra discussione”. Un collegamento video e il tweet bombing con l’hashtag #WorldDebout terranno vivo il legame con le iniziative di Francia e Spagna. Anche la musica invaderà la piazza: i partecipanti sono stati invitati a portare strumenti musicali, ci sarà una jamm jazz e la milonga.

“Raccogliamo questo appello anche a Roma, capitale della corruzione, del malgoverno, della guerra della dittatura dell’austerità in Italia – avevano scritto gli animatori per invitare alla “sollevazione” modello “Nuit Debout” – Raccogliamo questo appello, noi che abbiamo visto il Jobs Act approvato senza colpo ferire; noi che oggi ci vediamo spiegare che dovremo lavorare fino a 75 anni con stipendi da fame e senza diritti. Raccogliamo questo appello alla mobilitazione contro il governo Renzi e contro tutti i governi corrotti d’Europa, contro il militarismo e la distruzione dell’ambiente, contro l’innalzamento

dei muri alle frontiere e contro la precarietà del lavoro”.

Dietro l’appello singoli cittadini e realtà collettive, attivisti degli spazi sociali e del sindacalismo di base che fanno parte dei percorsi di rivendicazione del “diritto alla città” e hanno sposato la pratica della tecnopolitica, l’uso cioè strategico di web e social per l’organizzazione, la comunicazione e l’azione collettiva sia virtuale che di piazza.

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