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29 nov

Roma, la polizia postale smaschera la banda di trasformisti alla “Doctor Who”

È l’incubo di chiunque quello di venire “clonati”, di trovarsi coinvolti in operazioni poco pulite o addirittura criminose a causa di internet e di tutta la sua potenza oscura. È proprio quello che ha scoperto la polizia postale che ha denunciato 6 persone – quasi tutte pregiudicate per reati specifici – per sostituzione di persona, uso illecito di banche dati on-line e falso in atto pubblico. Il tutto ai danni di diversi medici chirurghi.

Tra i truffatori c’era anche un avvocato. Tra le vittime, invece, soltanto medici chirurghi che si sono d’improvviso scoperti proprietari di macchine di lusso e moto che non avevano mai acquistato. Anzi: per i quali non avevano mai richiesto i prestiti che si sono visti accollare grazie al sistema messo a punto dalla banda. Per un importo totale di oltre 200mila euro.

L’indagine è nata da una denuncia per minacce telefoniche nei confronti di una donna e del suo convivente. Solo la donna, tuttavia, aveva denunciato l’accaduto. E questo aveva insospettito gli investigatori. Perché l’uomo non aveva detto niente?

La polizia inizia così a indagare in due direzioni: una relazione sentimentale finita con conseguenti minacce dell’ex. Oppure debiti. Amore o soldi, dunque. Gli investigatori risalgono alla scheda sim utilizzata per le telefonate intidimidatorie e scoprono che è intestata a un medico chirurgo. Che però risulta non avere nessuna connessione né con l’uomo né con la donna.

Iniziano così dei riscontri sui tabulati telefonici della scheda: e gli inquirenti in questo modo risulgaono a un 50enne romano, incensurato, che risulterà poi essere la mente della banda.

Viene perquisita la sua abitazione e viene trovata la scheda sim utilizzata per le telefonate minatorie. Ma vengono anche trovati tantissimi documenti d’identità chiaramente contraffatti, l’elenco completo dei medici chirurghi iscritti al relativo albo online, software utilizzati per risalire ai dati anagrafici attraverso i codici fiscali per creare documenti d’identità.

Vengono svolti accertamenti sul materiale sequestrato: e gli investigatori risalgono in questo modo al resto dei componenti della banda, composta da 6 persone, la cui principale occupazione erano le truffe. Fatte con l’utilizzo di documenti d’identità falsi, creati con appositi cliché informatici, tutti intestati a medici, i cui nominativi erano stati estrapolati dall’albo dei medici, liberamente accessibile on line.

Il capo della banda, oltre ad essere l’organizzatore dell’attività criminale, era il creatore materiale dei falsi documenti. Gli altri indagati avevano invece il ruolo di attivare i finanziamenti a nome degli ignari medici e di incassarne il relativo importo, che versavano poi su altri conti, aperti con

le stesse identità violate.

Per non farsi beccare, i vari componenti della banda usavano per ogni documento su cui mettevano la loro fotografie, vari travestimenti: occhiali, baffi, barba, a seconda del nominativo a cui il documento era intestato.

Come nella nota serie TV “Doctor Who”, dove il protagonista cambia a seconda della situazione, gli indagati si trasformavano in dottori, facendosi intestare una serie di crediti, automobili e motoveicoli.

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