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15 mag

Roma, la storia della Menorà: tra culto e storia

La tradizione religiosa lo vuole forgiato in oro puro da Mosè, per ordine del Signore. Ora il candelabro a sette bracci, esposto secondo la tradizione nel tempio di Gerusalemme e da lì trafugato dai romani, diventa il protagonista di una mostra. Ma “La Menorà. Culto, storia e mito” – questo il titolo dell’esposizione – vuole essere molto di più: vuole essere il segno di un dialogo tra le religioni, della voglia di pace in un momento fatto di stragi e terrorimo. E la location scelta ne è l’emblema.

È su piazza San Pietro, nel Braccio di Carlo Magno affacciato sul colonnato del Bernini, che si dipana gran parte di questa mostra dedicata all’oggetto che più di altri è simbolo dell’ebraismo. Una mostra che per la prima volta vede la stretta collaborazione tra Musei Vaticani e Museo Ebraico di Roma e che da oggi fino al 23 luglio porterà i visitatori tra 130 opere (una decina sono esposte al museo ebraico) in un percorso ricco, costellato di capolavori e importanti opere d’arte, capace di svelare il valore e il significato della Menorah luce di Dio, e di sapienza. E così, si parte dalla Pietra di Magdala passando per la Bibbia di San Paolo, dai dipinti di Poussin ai disegni di Kentridge: il viaggio si snoda lungo un simbolico rotolo della Torà che accomuna le due sedi in una narrazione sulle vicende di questo emblema portato a Roma come trofeo dopo la distruzione del Tempio ad opera di Tito. Della Menorà si perdono le tracce nel V secolo, dopo le razzie dei Vandali di Genserico. Ma in seguito diverrà figura importantissima dell’iconografia cristiana.

Per questo progetto sono stati concessi prestiti eccezionali dal Louvre di Parigi e dalla National Gallery di Londra, dall’Israel Museum e dalla National Library of Iasrael di Gerusalemme. Ecco rarissimi vetri di epoca romana decorati in oro, sarcofagi e lapidi dalle catacombe ebraiche di Roma e grandissimi e imponenti candelabri a sette bracci cristiani risalenti al XIV e XV secolo. E ancora dipinti che, dal Rinascimento fino a tutto l’Ottocento, hanno rievocato la Menorà. “È una rassegna dal forte significato emblematico ma anche

di grande valore storico-artisico “, spiega il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta. Tre anni per organizzare la mostra, un milione di euro il budget per allestirla.

Proprio a Roma la lampada a sette bracci divenne simbolo identitario religioso e culturale. “Tanto è vero – spiega Alessandra di Castro, direttore del museo ebraico – che nel titolo della mostra è stata rispettata la dizione romana di Menorà e non quella giudaica di Menorah”.

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