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19 mag

Roma, l’affare delle case ai turisti: Airbnb si prende il centro

Luca ama fare sport, viaggiare e ha 42 case nel centro di Roma che affitta a turisti. Rob parte quando ha qualche soldo sul conto e ha 24 appartamenti tra Campo dè Fiori e Piazza Navona. Emilio e Nadia gestiscono 160 alloggi nel I municipio. Non sono persone comuni che arrotondano mettendo in affitto una stanza su Airbnb. Sono agenzie e professionisti, proprietari di molti alloggi, vuoti.

L’8 maggio a Roma c’erano 25.275 annunci di stanze e appartamenti in affitto a turisti su Airbnb. Il 60,1% degli annunci era per interi appartamenti; quasi la metà era nel primo municipio. Il 39,1% degli annunci era per stanze e lo 0,8% per stanze condivise. Nella Capitale gli alloggi sono affittati per una media di 78 notti l’anno, al prezzo medio di 90 euro a notte, e generano un reddito medio mensile di 511 euro. Il 60,7% degli annunci a Roma è costituito da annunci multipli, più annunci di un singolo utente.

Si tratta di case in cui per più di sei mesi l’anno non abita stabilmente nessuno. Negli ultimi sei mesi il numero di annunci è cresciuto, soprattutto nel centro. I prezzi sono aumentati, ma sono diminuite le notti di affitto ed è diminuito il reddito generato. Non un reddito “extra” che non beneficia zone alternative a quelle toccate dal turismo di massa.

È questa la fotografia della città in affitto su Airbnb, scattata l’8 maggio daInside Airbnb, il progetto di Murray Cox che mappa la presenza di Airbnb nelle principali città del mondo. L’Italia è al quarto posto per numero di annunci di alloggi turistici su Airbnb, la piattaforma da 31 miliardi di dollari che intermedia domanda e offerta privata di ospitalità, trattenendo una commissione di servizio sulle transazioni che varia dal 6 al 12%, tassata in Irlanda. Secondo il Sole 24 Ore, nel 2015 Airbnb ha versato al fisco italiano solo 45.775 euro.

Le regole recentemente introdotte in Italia prevedono l’obbligo per la multinazionale di trattenere una ritenuta del 21% sui proventi, da versare all’erario, oltre all’invio di una comunicazione del contratto di affitto breve all’Agenzia delle Entrate. Non è chiaro però chi dovrà raccogliere l’imposta: Airbnb non ha sede in Italia, e ha già dichiarato che non agirà da sostituto d’imposta. Secondo Airbnb “gli affitti a breve termine per turisti in Italia contribuiscono al benessere economico locale, fornendo agli host del luogo un reddito supplementare importante per far quadrare i conti”, ma la mappa di Inside Airbnb racconta un’altra storia.

Il centro storico di Roma è una macchia di punti rossi, gli annunci di appartamenti interi, che disegnano i contorni del Tevere, dei parchi, delle chiese. Gli annunci si concentrano prevalentemente nelle zone più turistiche, centrali e benestanti.

Il I municipio registra infatti la più alta densità di annunci, con 12.201 alloggi, quasi la metà del totale, in affitto a turisti. Nel I municipio l’8 maggio c’erano 7.893 appartamenti interi su Airbnb, occupati mediamente per 3 mesi l’anno, al prezzo medio di 108 euro a notte, e generano un reddito mensile stimato di 731 euro. Qui il 71,3% degli annunci è costituito da annunci multipli: 5.111. Fuori dal centro aumentano i punti verdi, gli annunci per stanze, e inizia la periferia, che in questa mappa al rovescio appare come una grande distesa vuota.

Il confronto tra il numero di annunci e il reddito personale imponibile medio per municipio (analisi dei dati fiscali 2014) rivela che il reddito e il numero di annunci sono inversamente proporzionali. I guadagni mensili stimati variano da 731 euro al mese nel I municipio a 88 nel VI.I dati raccolti da Inside Airbnb mostrano un aumento, negli ultimi sei mesi, delle proprietà destinate a turisti nel centro di Roma, con un +8,2% in I municipio.

“Oggi Roma è la sua periferia. Un quarto della popolazione, il 26,7%, vive fuori dal Gra”, racconta Carlo Cellamare, docente di urbanistica de La Sapienza. L’aumento dei valori immobiliari è tra i principali responsabili dell’esodo dal centro e gli affitti brevi per turisti, più remunerativi di quelli residenziali, falsano il mercato immobiliare.

La destinazione di tante case al turismo intreccia la questione della ristrettezza del mercato della locazione e provoca una mutazione nella ricettività tradizionale. Tanto che

secondo Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi, a Roma le strutture a 1 e 2 stelle sono destinate a scomparire, scalzate proprio da Airbnb che ha finora goduto di un vuoto normativo al quale una nuova modifica del regolamento della Regione Lazio ambisce a porre fine. Prevede l’introduzione di un codice identificativo e la creazione di una banca dati degli alloggi: un primo passo verso la regolamentazione di un fenomeno in crescita, che sta ridisegnano i contorni della città.

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