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8 lug

Roma, l’appalto truffa per Atac: “Semafori, lavori mai fatti”

OTTIENE l’appalto dall’Atac per la manutenzione dei semafori e poi non realizza i lavori. Emerge anche questo dalle carte della maxi inchiesta Labirinto. Non solo gare pubbliche pilotate ma anche lavori mai realizzati. In questo caso, l’impresa Urban service avrebbe incassato 240mila euro senza che i suoi operai, tra il 2013 e il 2104, mettessero le mani sui semafori.

L’affaire lo scopre il nucleo valutario della Guardia di finanza che registra, il due aprile del 2015, una conversazione tra Alberto Orsini e Alessandro Benedetti, entrambi in carcere e tra i 50 indagati nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Stefano Fava. Un’indagine in cui sono presenti nomi di spicco (c’è il parlamentare dell’Ncd, Antonio Marotta) e i cui registi degli appalti pilotati sono il sedicente commercialista Orsini e il faccendiere Raffaele Pizza, gli uomini capaci di tessere rapporti con la politica e gli alti dirigenti statali finalizzati a condizionare le gare pubbliche.

Pizza nell’affare della manutenzione dei semafori non compare, in compenso però c’è Orsini. Ed è proprio grazie a una cimice piazzata nel suo ufficio, in via della Cellulosa 25, che la Finanza riesce a scoprire l’inghippo: “Le intercettazioni telefoniche ed ambientali – annotano le Fiamme gialle – hanno dato contezza di iniziative concordate tra i referenti societari di Traffic control s.r.l. e Alessandro Benedetti di Urban service s.r.l., finalizzati a costruire documentazione in grado di provare, in maniera surrettizia, l’esecuzione dei lavori sub-appaltati”.

In pratica, la Traffic control vince l’appalto con Atac. L’impresa poi decide di affidare, a luglio 2013, a un’altra impresa il lavoro, si tratta della Urban service. Nel documento sottoscritto non è indicata la durata del sub-appalto, e viene stabilito un corrispettivo di 280 euro, oltre Iva, per semaforo. Nel 2013 e nel 2014 l’Urban service dovrebbe perciò occuparsi, scrivono i finanzieri, “della pulizia interna ed esterna dell’armadio contenente il regolatore semaforico”. E invece di questi interventi non ci sarebbe alcuna traccia. Al contrario Orsini e Benedetti si sarebbero dati da fare per far risultare lavori mai realizzati: “La società ha subito una verifica da parte della polizia valutaria” e per questo “i responsabili delle stesse imprese” hanno deciso “di predisporre dei rapporti per documentare fittiziamente i lavori e così giustificare le fatture emesse”. Nel 2013 vengono così fatturati per “manutenzione ordinaria su impianti semaforici”, 105 mila euro, l’anno seguente 135 mila per un totale di 240 mila.

Nel frattempo l’inchiesta Labirinto prosegue. Ieri ci sono stati i primi interrogatori di garanzia di fronte al gip e al pm Fava. Raffaele Pizza si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo legale Antonio Villani ha però spiegato

che il suo assistito “ha tutta l’intenzione di chiarire la sua posizione, ieri non è stato possibile perché ha avuto problemi di salute”. Orsini ha invece risposto alle domande del gip, l’uomo ha respinto parte delle accuse “non ho mai avuto rapporti con la politica”. Per quanto concerne la gare pubbliche ha detto che “le telefonate (intercettate, ndr) vanno contestualizzate perché alcune si riferiscono ad appalti mai realizzati”.

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