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30 ott

Roma, le elezioni del decimo municipio: su Ostia l’incubo dell’astensione

Disillusi. Neanche più arrabbiati. Semplicemente rassegnati. Un sentimento che tra il lungomare di Ostia, la piazza centrale di Acilia e i viali residenziali dell’Infernetto si respira insieme all’olezzo dei cassonetti stracolmi, dove topi e gabbiani banchettano a frotte prima di tornare fra fogne e sterpaglie che nessuno ormai pulisce più.

Negli ultimi dieci anni, da queste parti, le hanno provate tutte: centrodestra, centrosinistra, ora i grillini, sebbene “mediati” dal commissario prefettizio. «Chi più chi meno, hanno fallito allo stesso modo», dicono esausti gli abitanti del X municipio, «adesso però la pazienza è finita». Come pure la speranza. Che rischia di svuotare le urne, consegnando a chi dovrà governare un mandato dimezzato. L’incognita in grado di trasformare il voto di domenica nel peggiore degli incubi.

IL COMMENTO Le mani sulla costa saccheggiata e la legalità come una maschera

Amedeo, Franco e Olindo sono tre pensionati che ogni mattina si ritrovano al mercato rionale dell’Appagliatore per giocare a carte. Loro, come molti dei 180mila elettori chiamati a rinnovare il consiglio di zona sciolto per mafia, non credono più a niente: né alla politica, né alla possibilità di riscatto di un territorio «che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di Roma e invece è stato abbandonato al degrado e all’incuria», protesta Matilde, 63 anni, impiegata in mobilità. «Solo in questi giorni si vede gente spazzare, raccogliere l’immondizia e tappare le buche, ma davvero pensano che siamo tutti deficienti? Allora sa che ho deciso? Che il mio voto non glielo ridò, né ora né mai. Anzi, non so manco se andrò a votare. Stavolta non mi fregano più».

È questo che pesa, la mala-amministrazione, altro che Mafia Capitale, mai evocata nemmeno per sbaglio. «La verità è che ci vorrebbe un Mussolini», irrompe Olindo, 74 anni, mentre fa scopa con un cavallo di spade. «Io la Raggi l’ho votata, ma stavolta no, non ci vado», fa eco Lorenzo, 69 anni. «In realtà siamo tutti indecisi, tanto chi scegli scegli, fanno sempre come gli pare. E poi a Roma e a Torino non è che i 5S abbiano brillato», riassume per tutti Amedeo Boi, 66 anni.

Sembra il gioco dell’Oca. Gira e rigira, ogni volta si torna lì dove siamo partiti: al degrado, all’incuria. «Ma ha visto come sono ridotte le strade? Piene di toppe. E la differenziata? Non esiste. Qual è la soluzione? Non lo so», dice Anna, insegnante, «ma non mi vengano a dire che per innovare c’è bisogno di tempo: tutta st’innovazione sta creando più danni che altro. Mi duole dirlo, ma si stava meglio quando si stava peggio». Al banco G1 Marco, uno dei pochi italiani rimasti a vendere frutta, conferma: «No, neanch’io vado domenica al seggio. Sono stanco. Ho sempre lavorato, a me nessuno m’ha mai regalato niente. Questi sanno solo promettere e poi fanno zero».

È la disillusione di chi, a Ostia e dintorni, ai Cinquestelle ci aveva creduto davvero: il 44% prese Virginia Raggi al primo turno, addirittura il 76 al ballottaggio. In 16 mesi quel consenso pare evaporato. A contenderselo, un poker di candidati minisindaci (sui nove in corsa) che pochi conoscono: la prof grillina Giuliana Di Pillo; la vicepreside del centrodestra Monica Picca; l’ambientalista del Pd Athos De Luca; l’ex prete Franco De Donno, in pista con uno schieramento civico sostenuto dalla sinistra. Più una pletora di outsider tra cui Luca Marsella di Casa-Pound. Il più temuto. Quello che potrebbe tingere di nero il consiglio municipale.

Sul pontile di Ostia l’aria che tira non è diversa. «Andrò a votare ma non so ancora per chi, dubito però che sarà di nuovo M5S», si arrovella Sara, educatrice di 23 anni: «Le strade sono dissestate, la Roma-Lido un carro bestiame. Sono sfiduciata. Le cose vanno sempre uguale». Conferma Roberto, guardia giurata: «Io me so’ stufato, so’ 53 anni che me prendono in giro, avrei votato Salvini se non si fosse messo con Berlusconi, ora però passo. Perché sa, io li ho provati tutti: l’anno scorso i 5S, nella speranza di una svolta; nel 2013 il pd Tassone, ma poi l’hanno ingabbiato. Tanto si sa come finisce: fra 3 anni escono i Fasciani, che se so’ fatti già 4 anni di galera, e qui torna tutto come prima ».

Disaffezione. Scoramento. «Ormai non credo più a niente», ribadisce Anna, titolare dell’edicola nell’unica piazza di Acilia, «a 50 anni non avrei mai pensato di arrivare a questo punto, sono stanca delle promesse. Ogni giorno mio marito alza la saracinesca alle 4,30, io faccio avanti e indietro in macchina dall’Infernetto e devo stare attenta a non finire dentro una voragine, quando piove qua s’allaga tutto, da anni

non fanno una derattizzazione, ai topi ormai gli ho fatto lo stato di famiglia.

Eppure noi le tasse le paghiamo, dalla prima all’ultima». Un sentimento diffuso. Palpabile. «Sto voto non se lo fila nessuno, lo sento dai commenti», certifica Valentina, cassiera 34enne al bar Andreani. «Gli altri anni qua era pieno di santini, ora non li lasciano manco più, tanto vanno tutti buttati».

Il cestino dei rifiuti: la prova regina del voto di Ostia.

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