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25 giu

Roma, l’ex comandante Clemente: “Alla capitale serve riorganizzare i vigili. Non l’ho potuto fare”

“Il saluto l’ho scritto domenica scorsa, poi sono andato a votare e a comprare gli scatoloni per il trasloco dell’ufficio. A urne ancora aperte, avevo già deciso che quell’esperienza era finita”. Raffaele Clemente, 55 anni, è già ex comandante dei vigili urbani della Capitale. Il cellulare di servizio del Campidoglio l’ha spento venerdì sera, poco dopo aver licenziato il comunicato finale. Giovedì aveva incontrato due volte la sindaca Raggi: “Come gesto di elementare cortesia istituzionale, l’ho accolta volutamente in borghese all’Altare della Patria e poi nel pomeriggio abbiamo avuto un colloquio di cinque minuti in cui le ho spiegato che il mio incarico era terminato con la fine della gestione commissariale, ma che se aveva bisogno di me per un brevissimo lasso di tempo ero disponibile. Ho atteso 24 ore, ho ritenuto che il tempo trascorso fosse eccessivo e ho fatto quanto avevo già deciso domenica”.

Eppure qualcuno sosteneva che fosse vicino ai 5 Stelle.

“Questo mi ha mortificato, e non per sminuire quella parte politica. Un poliziotto senza idee è un pessimo poliziotto, mentre un buon poliziotto può avere idee politiche ma deve sapere tenerle in tasca. Io ho sempre seguito le manifestazioni in piazza, fin dai tempi dell’Ucigos. A quella dei Cinque stelle in piazza del Popolo io ero lì per lavoro. Ho seguito persino i Critical mass, e odio andare in bicicletta”.

A proposito di bici, nell’ottobre 2013 era stato Marino a volerla al comando. Ora è tempo di bilanci. Nel suo ultimo messaggio rivendica l’Anticorruzione che ha creato non poche polemiche?

“Nel novembre 2014 dissi che la questione morale esisteva ed esiste per l’intero Paese e non soltanto per i vigili urbani. Da quel ragionamento nacque il Piano anticorruzione. Mai detto che il tema riguardasse soltanto i vigili urbani di Roma, ma ho solo declinato in termini tecnici una scelta politica. Pochi giorni dopo Giuseppe Pignatone fu invitato a un convegno sulla legalità organizzato dal Pd e citò una frase di Giovanni Falcone: Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto”.

È la frase che lei ha richiamato nel suo ultimo messaggio.

“Sì, volutamente e lui aggiunse: di ogni amministratore pubblico. Quella frase mi piacque. Pignatone poteva non andare a quel convegno, ma invece accolse l’invito e disse: “Sarò sempre imparziale”. A inizio dicembre i primi arresti di Mafia Capitale”.

Il 31 dicembre il Capodanno degli oltre 700 vigili assenti o malati. È stato il momento più duro?

“No, è stato ieri quando ho salutato i vigili che hanno lavorato con me. L’amministrazione su quella vicenda è stata trasparente, e il servizio quella notte fu splendidamente eseguito”.

Eppure finora non ha pagato nessuno per le assenze.

“Ci penserà la magistratura, non è mio compito giudicare”.

Lei rivendica anche street control, Iosegnalo e social network, ma c’è il caso Pigneto, con 5 vigili sospesi che si erano rifiutati di dare seguito a una segnalazione attraverso quel sistema.

“Il loro dirigente ha fatto accertamenti e disposto le sospensioni. Concordo pienamente con lui”.

Nessun rimpianto in questi due anni e mezzo?

“Non sono riuscito a portare a termine

una nuova organizzazione del corpo, ma un comandante e i suoi dirigenti non possono farlo da soli. Ai vigili serve una decisa modernizzazione e un adeguamento alla forma urbis. Non c’è stata la possibilità di farla. Ci vuole la politica, ma ci sono state diverse tensioni e il tema non era all’ordine del giorno. Prima o poi comunque la riforma dovrà arrivare”.

E ora che farà?

“Sicuramente ancora qualcosa”.

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