Largo Brindisi, 18 - 00182 Roma - Tel. +39 06.70476902 - +39 338.6867391 - casamartinezroma@gmail.com

Single Blog Title

This is a single blog caption
1 mag

Roma, liceo Ripetta: “Quanti sogni impastati di creta in quell’edificio severo oltre ponte Milvio”

Fu così che avvenne come per tutti. Decidere a dodici anni cosa fare dopo, nessuno di noi lo sapeva e prima di iscriversi a un liceo, perché a volte, proprio a quell’età che vige la legge del tutto o niente. Insomma, un anno avanti non è poca cosa, ero abbastanza minuta. Venivo dalla scuola Montessori e l’idea del liceo artistico era per i miei genitori croce e delizia. Anche io ero destinata al Crescenzio, ma si sa Ripetta (Giulio Romano per l’esattezza) avevano la fama del liceo dove si studia sodo. L’istituto d’arte no, nemmeno a pensarci.

Inviateci i vostri racconti e le vostre foto

Piccola com’ero mi ricordo che guardavo a questo palazzo serio e che sorgeva in mezzo a campi da tennis, stadio Olimpico, figure magniloquenti e un altro stadio, come un totem che incuteva a tutti terrore e proprio nessuna simpatia. Mi immaginavo i colleghi degli altri licei con un’aria rilassata molto hippy. Era uno strano posto quello invece. C’erano le grandi con i vesponi e i sì, Elisabetta ne aveva uno molto chic blu, in genere loro venivano dall’altra parte del Tevere e ci mettevano venti minuti; io col bus quasi due ore. Scendevo dall’altra parte del fiume e lo attraversavo a piedi su un Ponte Milvio dall’aria magica a quell’ora presto.

Erano finiti i tempi delle contestazioni, questo va detto. Dunque il pugno duro dei professori si faceva sentire senza patteggiamenti di sorta: otto ore al giorno e intense sessioni di matematica con la Bonsignore (portai analisi all’esame di maturità!) e palpabili momenti di paura con la Suber, camice nero e accento tedesco che le faceva arrotolare la erre in misura direttamente proporzionale di quanto ti trovasse impreparato all’interrogazione.

C’era la Tavanti che ci portava a fare delle lezioni di ginnastica degne di un marines, scegliendo a turno uno degli stadi adiacenti, i più coraggiosi si facevano esonerare! Ma ogni figura aveva il suo ruolo ben chiaro: la Mignolli di storia dell’arte che si guadagnò un ritratto satirico al a grandezza naturale, coi suoi occhiali spessissimi, mi ricordo che nessuno studiava la lezione perché bastava poggiare il quaderno sulle gambe, sotto la cattedra per leggere le risposte alle sue domande… Ognuno è stato capace di regalarci qualcosa, la Tocchi di Lettere ci portava a casa sua per prepararci all’esame di italiano (e io fui così fortunata che uscì per lo scritto proprio la questione meridionale di gramsciana memoria).

Ma non mancavano momenti difficili, lo spintone di rito dei più grandi che a ricreazione non ti facevano passare per il corridoio, il rigatino quotidiano del professor Cianella, grande appassionato di musica e di Chopin. Ora io insegno in accademia, le mie amiche tante di loro sono state di parola, chi ha collaborato con Renzo

Piano all’Auditorium chi si occupa di restauro e ha persino avuto un tête-à-tête con Paolina Borghese…. Ma sono certa che nessuno dimenticherà mai quel giorno, come ogni volta, in cui Bortoli di modellato, sbottò a ridere: gli avevamo fatto sentire a ripetizione i Culture club, Karma Chameleon fra bassorilievi precari sui cavalletti, tutto tondo, canovacci umidi e armature, e mille mani a impastare sorrisi di creta e sogni

es_ES
it_IT
en_US