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16 ago

Roma, l’idea M5S su Atac: prolungare il contratto al 2024 per evitare il crac

Prolungare il contratto di servizio di Atac fino al 2024 per trascinare l’azienda di via Prenestina fuori dal pantano. Più che un’idea, per il Campidoglio a conduzione pentastellata bypassare la messa a gara del servizio di trasporto pubblico (prevista per il 3 dicembre 2019) è l’unica possibilità per tenere fede al refrain grillino: “Vogliamo rilanciare Atac mantenendola pubblica – l’ultimo rilancio porta la firma dell’assessora alla Mobilità Linda Meleo – perché deve restare dei romani”.

Il ragionamento che sta maturando nelle ultime ore a Palazzo Senatorio – è già stata allertata l’avvocatura e lunedì, al ritorno della sindaca dalle vacanze, se ne parlerà nella nuova riunione del cda di Atac – prevede un intervento diretto del Comune nella municipalizzata da 1,35 miliardi di debiti. Segue la direzione che porta al concordato in bianco: una volta interpellati i giudici del tribunale fallimentare, messi i creditori attorno a un tavolo, potrebbero essere gli stessi magistrati a chiedere che il contratto di servizio della società in house venga esteso oltre la fine del 2019. Oppure potrebbe essere il Campidoglio a intervenire di propria iniziativa in soccorso dell’ad e dg Paolo Simioni.

Dalla possibilità di spalmare i debiti contratti con le banche alla riapertura dei canali di comunicazione con i fornitori ora in fuga, non sembra esserci altra soluzione. La manovra servirà a garantire i creditori, perché chi parteciperà al gran banchetto di Atac si attende un complesso piano di rientro dal debito. Una restituzione lenta, considerato lo stato delle casse della partecipata, che si protrarrà ben oltre il 2019. La strada, allora, appare segnata. Anche perché, senza la certezza del prolungamento del contratto di servizio fino al 2024, chi oggi attende i pagamenti di Atac potrebbe fare un passo indietro in sede di concordato e chiedere il fallimento della partecipata.

La proroga dovrebbe essere accompagnata da una relazione che chiarisca e giustifichi i motivi della scelta: economicità e qualità del servizio. Ed è qui che trasecola Riccardo Magi, il segretario dei Radicali portabandiera del referendum sulla messa a gara del trasporto pubblico: “Un eventuale nuovo

affidamento in house sarebbe basato su false affermazioni. Ancora una volta si anteporrebbe l’interesse dell’azienda a quello dei cittadini di avere un servizio decente. Si celebri il referendum e poi si rispetti l’indicazione popolare”. Che, a giudicare dagli ultimi dati, potrebbe affondare Atac. A giugno doppio record negativo nel 2017: soppresso il 16,5% delle corse bus e tram e il 6,3 di quelle delle tre metro. Mancano i ricambi per i mezzi guasti, i soldi sono finiti.

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