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10 nov

Roma, l’imam francese nel Tempio Maggiore: “No barbarie, no terrorismo”

Un omaggio “alle vittime del Bataclan, il locale francese preso d’assalto da terroristi islamici il 13 novembre 2015, e a quanti hanno perso la vita a causa di guerre, intolleranze e violenze”. Ma anche una “preghiera affinché il neo presidente Usa Donald Trump si converta alla democrazia, al dialogo e vari politiche per aiutare i poveri”. Appello “alla pace e alla fratellanza tra i popoli” dalla grande Sinagoga di Roma da parte di un imam, Hassen Chalgoumi, tunisino naturalizzato francese. E’ la prima volta che da un luogo sacro ebraico, il Tempio Maggiore della Comunità ebraica di Roma, un importante rappresentante dell’Islam (Chalgoumi è presidente dell’Unione degli imam francesi), condanna apertamente ogni forma di violenza, a partire da quella dell’estremismo islamico, davanti al rabbino capo Riccardo Di Segni e a Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica romana.

Appello nel suo genere storico e inusuale, lanciato nel corso della visita al Tempio Maggiore di una folta delegazione interreligiosa in rappresentanza di “This is Bahrain”, istituzione composta da esponenti di quasi tutte le religioni (Islam, cristiani, ebrei, buddisti, induisti…) che nello Stato del Bahrain, nel Golfo persico, stanno cercando di allacciare rapporti con altre fedi per tentare di fermare il propagarsi del terrorismo islamico. Un sfida che “ogni persona di buon senso, al di là di scelte religiose e politiche, deve affrontare per tentare di bloccare il dilagare di quelle forme di violenze perpetrate a nome delle religioni”, ha sostenuto l’imam Chalgoumi, che del movimento “This is Bahrain” è autorevole guida.

La delegazione interreligiosa – che domani sarà ricevuta in Vaticano da papa Francesco – prima dell’incontro all’interno della Sinagoga, davanti alla Tevà, l’edicola che conserva nell’Aron (l’antico “tabernacolo” ebraico) i rotoli della Torà, ha visitato il Museo Ebraico. Subito dopo, l’incontro ufficiale aperto dalla presidente Dureghello che non ha nascosto “felicità, emozione e speranza per un incontro che fa ben sperare per il futuro per lo sviluppo di proficui rapporti con tutte le religioni e con quanti si battono per la pace e per la fratellanza tra i popoli”. L’imam Chalgoumi nel suo intervento, oltre a omaggiare le vittime del terrorismo, “a partire dai morti del Bataclan”, si è detto “molto preoccupato” per l’elezione di Trump alla Casa Bianca, confessando, tra l’altro, che “abbiamo paura come comunità musulmana dei populismi in generale e della visione socio-politica che ha Trump in particolare. Ma preghiamo affinché lui diventi un uomo saggio”.

“Questo incontro è molto importante perché apre il nostro cuore alla speranza”, ha risposto il rabbino capo Di Segni, confessando di essere “onorato” per la visita della delegazione interreligiosa. “Questa sinagoga – ha poi aggiunto – è un luogo molto importante e simbolico, perché è il luogo in cui dopo molti anni si è aperto il dialogo tra mondo cattolico ed ebraico ed è già stata visitata da tre Papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. La grande sfida oggi non è il conflitto tra le religioni ma trovare un accordo interreligioso tra i moderati di diverse religioni contro gli estremisti: a questo dobbiamo lavorare insieme e spero che da questo evento nascano tante altre vie di collaborazione” per promuovere l’impegno delle religioni su valori condivisi di pace e tolleranza.

“Oggi è una giornata storica – ha sottolineato Dureghello – perché in questo luogo, la Sinagoga, che rappresenta l’identità ebraica romana, ovvero un’identità travagliata in cui i rapporti con le altre religioni non sono stati

sempre ispirati al rispetto reciproco, oggi si segna un passo per una vita nuova improntata al dialogo e al rispetto reciproco, anche nei confronti del mondo islamico: un mondo fatto di tante diversità e realtà in cui affrontare la sfida vera di distinguere la religione dagli estremismi”. In conclusione, su invito del rabbino capo Di Segni, i presenti hanno osservato un minuto di silenzio e di preghiera personale per commemorare le vittime di tutte le violenze terroristiche.

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