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25 set

Roma, low cost e private: la nuova vita delle case d’asta

I can’t believe you idiots are buying this shit: non ci credo che voi idioti vogliate comprare questa merda”, si leggeva su una stampa di Banksy alla sua recente mostra a Palazzo Cipolla. Il quadro mostrava una casa d’aste e una folla intenta a guardare una tela su cui campeggiava la provocatoria scritta del quotato street artist. Ma sarebbe riduttivo considerare l’immagine come una fotografia del mondo delle offerte all’incanto. E’ infatti un ambiente meno elitario di quanto si creda che, sebbene associato all’Inghilterra, vanta le sue origini nell’antica Roma dove le vendite pubbliche venivano fatte attorno a un’asta di legno. Duemila anni dopo Roma mantiene la tradizione, ma i protagonisti oggi non sono i pesci grossi come Christie’s e Sotheby’s, ma piccole realtà.

Alcune vantano una lunga storia, come la casa d’aste Babuino (fondata quattro generazioni fa dalla famiglia De Crescenzo), Dams e Colasanti. Altre sono invece di recente fondazione, con esperti che provengono dal settore del mercato antiquario — come nel caso di Arcadia — oppure da quello di Christie’s, che nel 2006 ha chiuso i battenti dopo 40 anni a Roma. Gli esperti uscenti hanno fondato le loro case d’aste: Ansuini e Minerva, quest’ultima la realtà più di successo a Roma, con un fatturato annuo di 7 milioni di euro. «Sono spiccioli se si guarda ai centinaia di milioni delle grandi case internazionali — spiega Fabio Massimo Bertolo, manager di Minerva — ma Roma resta un bacino di raccolta di opere straordinario, che oggi va valorizzato». Per farlo, bisogna “educare” il pubblico alle aste. «Si tende a guardarci con circospezione — spiega Andrea Ansuini — ma si tratta di un preconcetto.

Le aste sono pubbliche, la partecipazione è gratuita e, soprattutto, a differenza dei commercianti, siamo dalla parte del venditore, guadagniamo su commissioni che si aggirano tra il 10 al 25% del prezzo di vendita». Certamente sopravvivere in un momento di crisi economica non è facile. A Roma non arrivano i lotti milionari come il nudo di Modigliani battuto da Christie’s New York nel 2015 per 170 milioni di dollari. «Il prezzo medio per un pezzo è di 1.500 euro — spiega Gianluca Sanzi di Arcadia — e il 30% del nostro fatturato arriva da clienti all’estero che si collegano alle aste via internet. E’ fondamentale innovarsi, anche osare». Arcadia nella scorsa asta a maggio ha portato opere di street art, che hanno venduto al 50%.

Ma rimane un problema di fondo, spiega Tonino De Crescenzo, direttore di Babuino Aste. «In Italia siamo una realtà poco tutelata, non esiste un ordine dei banditori, e spesso ci troviamo a combattere con una burocrazia asfissiante. Questo porta al paradosso che l’80%

delle opere italiane finisca nelle case d’asta all’estero, che infatti a Roma hanno uffici adibiti alla sola raccolta. I grandi collezionisti italiani li ritrovi tutti a Londra!».

In questi giorni tutte le case d’asta a Roma presentano le nuove collezioni. Un’occasione per abbellire il proprio salotto spendendo poche centinaia di euro, per fare un investimento o semplicemente per passare una serata diversa. E magari smentire le parole di Banksy.

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