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1 ott

Roma, lungo il Tevere abbandonato si arena anche la burocrazia

Il Tevere come la Senna di Parigi, dove vanno e vengono i bateaux mouches pieni di turisti o come il Tamigi di Londra dove si pescano le trote? Macché. Il fiume di Roma, come le sue antiche Mura, è un Gigante malato. Uffici fantasma, sponde ridotte a selve, come all’altezza di Ponte Marconi, dispositivi di sicurezza per i galleggianti ancora non verificati, e, soprattutto, acque color seppia, dove continuano ad arrivare tanti rifiuti. E dentro anche carcasse di macchine abbandonate, tronchi d’albero che galleggiano e spaventano i canoisti, e plastica, plastica, plastica, e rifiuti.

Due sono le immagini che i romani hanno negli occhi: quella dei barconi incagliati sotto le arcate del ponte all’altezza di Castel Sant’Angelo durante l’ultima, catastrofica piena di qualche anno fa e poi, quando il fiume tornò a ritirarsi e le sue acque ad abbassarsi, l’incredibile fotografia di migliaia di buste di cellophane appese ai rami che affiorano, come panni sporchi stesi a denunciare l’incuria.

Partiamo dalla sicurezza. “Il battello che stava per affondare afferma Giuseppe Maria Amendola, presidente del Consorzio Tiberina, che riunisce i concessionari dei galleggianti e di aree sugli argini, tutte le università di Roma e vari enti di ricerca e associazioni – non è soggetto alle nuove norme di sicurezza, ma tutti i galleggianti hanno difficoltà. Il 30 settembre scadeva l’ultimatum della capitaneria di Porto e della Regione Lazio per l’avvio delle verifiche di sicurezza sugli approdi dei battelli e i galleggianti destinati ad attività sportive, ristoranti e stabilimenti.

Nei giorni scorsi io e il presidente del Consorzio Tevere Centro abbiamo fatto arrivare un appello alla sindaca Raggi perché desse delle indicazioni operative sulle autorizzazioni per gli interventi di messa a norma. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta né dalla sindaca, né dall’Ufficio Tevere”.

“Ma – denuncia Athos De Luca, il dem candidato alla presidenza del Municipio di Ostia e tra i responsabili dell’Ambiente del Pd romano – a distanza di sei mesi, dopo una memoria di giunta, non è stata fatta neppure la delibera per rendere operativo l’Ufficio”. Ribatte il Campidoglio: “per la delibera si sta aspettando il varo della nuova macro-struttura, ma il direttore generale già firma provvedimenti come la pulizia degli argini a Ponte Mazzini”.

E l’inquinamento? Basta pensare che dopo il temporale dei giorni scorsi nel Tevere c’è stata una moria di pesci, dovuta al fatto che a Roma arrivano in città per le piene gli inquinanti che il fiume convoglia dai terreni accanto, tra cui i residui organici di porcilaie e di stalle, ma anche pesticidi.

Gli argini poi, tra baracche, rifugi di clochard e insediamenti rom, come davanti al “Biondo Tevere”, il ristorante dell’Ostiense amato da Pasolini, sono terra di nessuno.

Le competenze sono farraginose e dare in concessione le sponde ai privati per curarle è un’impresa. Dunque è tutto affidato al Demanio regionale. E la Regione ha fatto recentemente un bando per la pulizia e manutenzione delle sponde da Ponte Milvio all’Isola Tiberina, ma non da lì al mare. E in ogni caso nessun ente ha l’obbligo di curarle. Il risultato? Si va dagli ambienti esclusivi dei circoli romani, dall’Aniene al Tevere Remo, al completo abbandono.

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