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25 set

Roma, Mafia capitale, “Il fratello di Carminati dipendente della famiglia Alibrandi”

Nuovi atti depositati nel maxiprocesso Mafia capitale. Atti presentati dal pm Luca Tescaroli sul fratello di Massimo Carminati, Sergio. Ascoltato la scorsa settimana come teste del ‘Cecato’ ha più volte ribadito di non conoscere le abitudini e le frequentazioni del fratello. Quelle carte consegnate alla presidente Rossana Ianniello dimostrerebbero, per l’accusa, l’esatto contrario. La società infatti per cui Sergio Carminati lavora, la T&T Caffè srl, ha come soci la sorella e il nipote di Alessandro Alibrandi, uno dei fondatori del Nar, il gruppo eversivo neofascista, in cui militava appunto anche Carminati.

Intercettato prima dell’arresto, Carminati raccontò a uno dei suoi soci che Alibrandi fu ucciso da fuoco amico, dai suoi stessi militanti, perché “i poliziotti lui li aveva addobbati tutti e due! Gli hanno sparato per sbaglio.. perché è successo che …praticamente… lui stava… stava dalla parte della strada… e gli altri avevano attraversato… stava… c’era Lai.. stava .. stava attraversà la strada.. è passato un camion in mezzo”. I contatti con la sorella e il fratello di Alibrandi non sono mai cessati, tanto che Sergio, come scoperto dal pool antimafia della procura, lavora nella loro società. Atti dunque, quelli depositati, che dimostrano come le frequentazioni dell’entourage del ‘cecato’, siano le stesse del fratello. Che però a processo ha dichiarato, sotto giuramento, di non conoscere nulla o poco della vita di Massimo.

La 117esima udienza di Mafia capitale ieri si è aperta con la richiesta dell’avvocato di Carminati, Ippolita Naso, di far acquisire al tribunale l’articolo pubblicato da Lirio Abbate sull’Espresso che, in esclusiva, riportava i dialoghi nel carcere di Parma tra il boss di Cosa Nostra Giulio Caporrimo e Carminati ascoltati e trascritti da un agente della penitenziaria che li ha immediatamente trasmessi a Roma. Dialoghi in cui l’ex Nar si racconta al boss della mafia siciliana che lo ascolta senza rispondere. “Quando avevo 16 anni andavo in giro armato di pistola, quando poi i miei amici sono tutti morti ammazzati, io mi sono specializzato in quello che loro dicono e mi accusano, ma non hanno capito che gli piscio in testa se voglio”. Oltre a questa acquisizione la penalista ha anche chiesto quella di tutte le intercettazioni avvenute tra il suo assistito e i familiari all’interno del carcere. Dialoghi che mostrano la sicumera del Cecato sull’esito del processo che lo vede appunto rinchiuso dal 2 dicembre del 2014 per associazione a delinquere di stampo mafioso e la sua ossessione per quanto raccontato da giornali e tv.

Due sono stati i testimoni chiamati e sentiti nel corso della lunga udienza, chiamati dalla difesa di Buzzi, l’avvocato Alessandro Diddi. Il primo è stato Nicola Colombini, funzionario di Eur spa che ha pagato la 29Giugno su richiesta dell’ex ad Mancini, e l’ex capo di gabinetto del vicesindaco di Roma Sveva Belviso, Riccardo Solfanelli anche lui in rapporto col ras delle coop per i pagamenti. Il primo ha dichiarato di essere un mero esecutore e di non sapere che, dietro le due erogazioni da lui effettuate per conto di Eur spa a Buzzi il 21 dicembre del 2012, di 140mila e 250mila euro, ci fossero state minacce di Carminati rivolte a Mancini per conto di Pucci (la famosa intercettazione: “Digli che lo sgozzo come un’aquila”). Balbettante e vago quando la pubblica accusa gli ha chiesto per quale motivo Mancini avesse chiamato proprio dal suo cellulare Buzzi, di fatto non risponde.

Quanto a Solfanelli e al suo interessamento pressante per i pagamenti da erogare alle cooperative di Buzzi,

risponde solo che i lavoratori dovevano essere pagati. Ma, incalzato dallla presidente Ianniello – “per quale motivo ha detto al telefono a Buzzi ci penso a tutto io se non era nelle sue competenze?” – ha risposto di averlo detto solo perché erano vicine le amministrative e quindi “per una eventuale riconferma del sindaco Alemanno”.

In fondo Buzzi si era già mostrato generoso nel sostenere, economicamente, la giunta Alemanno.

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