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13 nov

Roma, Mafia capitale: il messaggio dal carcere di Carminati “Con me parlava il mondo”

“Presidente, ora tutti mi considerano il diavolo. E io faccio il diavolo. Ma prima di questo processo con me ci parlava tutto il mondo”. Un messaggio tutto da decifrare quello che Massimo Carminati ha lanciato ieri dal carcere di Parma in collegamento con l’aula bunker di Rebibbia. È la terza volta dall’inizio del dibattimento Mafia capitale che il Cecato chiede la parola. L’occasione gli serve per lanciare un messaggio ai suoi tanti amici che non sono ancora venuti allo scoperto. E per ribadire che il teste appena sentito in aula, Salvatore Nitti un ispettore ora in pensione ma per 40 anni in servizio al commissariato Ponte Milvio, parlava con lui come «tutto il mondo».

I rapporti tra il poliziotto e Carminati, Brugia e Riccardo Lacopo, il nucleo violento della gang, escono fuori per la prima volta nel corso della 141esima udienza. Telefonate inedite che dimostrerebbero come l’ispettore Nitti fosse al servizio del gruppo criminale. «Io aiutavo tutto il quartiere, mi conoscono tutti. Perché non farlo con Massimo e Riccardo?». Un altruismo che lo spinge a far ottenere il passaporto al Cecato e a un altro imprenditore arrestato nella maxi-inchiesta, Massimo Perazza (e che grazie a quel passaporto si rende latitante a Santo Domingo).

Non solo: fa da autista all’ex Nar due volte: una volta per portarlo in commissariato e una per mostrargli un terreno sulla Flaminia Nuova che Carminati voleva acquistare. Ed è ancora Salvatore Nitti che porta Fausto Refrigeri, una persona che aveva un debito con Riccardo Lacopo, titolare del distributore di benzina di corso Francia (quartier generale dell’organizzazione) a saldare tutto con due assegni. Imbarazzanti le risposte dell’agente in pensione nel controesame del pm Luca Tescaroli. «Continuava a frequentare il commissariato dove ha lavorato per 40 anni per favorire il gruppo?» domanda il pm. «No. Sono andato in pensione nel 2010» risponde l’ex agente.

Eppure una telefonata del marzo 2013 lo inchioda. Telefonata che la giudice Ianniello pretende di ascoltare in aula. La conversazione non lascia dubbi: l’appuntamento che Nitti dà a Carminati è nel suo ufficio, a Ponte Milvio.

«Non riconosco la mia voce», dice l’ex poliziotto. Ma il numero di cellulare è il suo e la voce è identica. Ma nel controesame incalza l’avvocato Giulio Vasaturo di Libera. «Lei sapeva chi era Carminati?», chiede. «No».

«È l’unico poliziotto in Italia a non sapere chi fosse. Nessun altra domanda».

Nitti a questo punto non può più negare, dice di aver sentito qualcosa, di sapere più o meno cose riferite alla Banda della Magliana. Sapeva, dunque. Quel che non spiega è perché un poliziotto, al netto dell’altruismo innato, fosse al servizio di Carminati e soci accusati di associazione di stampo mafioso.

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