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30 nov

Roma, Mafia capitale, l’assessora al Bilancio nemica di Buzzi

“Quella è un po’ scema, non mi piace tanto, l’ho detto anche all’orecchio al sindaco: cinque ore di riunione ma è incementata». La telefonata tra l’ex assessore Ozzimo e Buzzi è del settembre 2013. L’allora assessore al Bilancio Daniela Morgante, già giudice della Corte dei Conti, è colei che definiscono “la scema incementata”. Motivo? «Nei miei confronti c’era malcontento – racconta nell’aula bunker di Rebibbia l’ex assessore al Bilancio, chiamata come teste dell’allora presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti – perché per me le regole sono regole e se i soldi non c’erano e la cosa non si poteva fare, non la facevo”. Daniela Morgante, scelta nell’assessorato chiave da Ignazio Marino, è l’argine al fiume in piena di Mafia Capitale che ha travolto il Campidoglio.

La giunta Alemanno, ha spiegato in aula la magistrata-teste, aveva lasciato 816 milioni di bilancio sul previsionale, «la situazione che avevo ereditato era molto preoccupante, non avevamo risorse e avevo problemi di mantenere l’equilibrio finanziario». Ma la holding di Buzzi e Carminati quando incontra ostacoli entra in fibrillazione. Chi fa resistenza alle richieste non è gradito e va rimesso in riga. La Morgante attraverso l’intervento di consiglieri e assessori al loro soldo, e la Santarelli, dirigente della Ragioneria generale di Roma capitale, con altri mezzi. «Quella su cui bisogna intervenire – dice l’ex Nar al telefono a Fabrizio Testa – l’ha bocciata…digli di intervenire a quello del piano di sopra sennò…se no tocca intervenì pesantemente pesantemente».

La dirigente Santarelli – anche lei ascoltata nel corso della 152esima udienza del maxiprocesso mafia capitale – non voleva infatti sbloccare soldi per campi nomadi e residence per gli sfollati destinati alle cooperative di Buzzi, se non a determinate condizioni. Conoscere il numero esatto di rom e immigrati che avrebbero abitato nei centri gestiti dalle coop. Il rischio che la funzionaria ha corso, lo ha appreso ieri in aula. E se Scozzafava e la dipendente comunale infedele Salvatori (già condannata in abbreviato per corruzione) non avessero fatto “impicci” negli atti per aggirare “l’ostacolo Santarelli”, chissà quale sarebbe stata la traduzione dell’intervento «pesante pesante» di Carminati.

Udienza dopo udienza sembrano ormai delinearsi i metodi usati da Buzzi e il Cecato per ottenere soldi e appalti. Come anche il ruolo della politica: sempre un passo indietro rispetto al

gruppo di fuoco. Emblematica la risposta della ragioniera del Comune Santarelli: «Coratti? Non sapevo neanche chi fosse, figurarsi se ho ricevuto pressioni da lui per sbloccare pagamenti (e a ripetere la stessa frase sono tutti i testi chiamati ieri dalla sua difesa). Buzzi invece lo incontravo spesso, discutevamo perché voleva sbloccassi i soldi per le sue coop». Già: quando la politica non si attivava, lui arrivava direttamente nel cuore dell’amministrazione.

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