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10 mag

Roma, migranti occupano lo Sprar di Rebibbia: “Non abbiamo nulla”

Per due giorni hanno occupato il centro Gerini di Roma in segno di protesta. Sono i migranti proveniente dal Mali, dal Gambia, dal Senagal, dalla Siria, tutti richiedenti asilo e nel limbo della lunga attesa di documenti. Hanno deciso di protestare “perché venissero rispettati i nostri diritti” raccontano. Per giorni, fanno sapere alcuni attivisti e mediatori che li hanno raggiunti, “non ricevono il Pocket Money che spetta loro, né l’abbonamento dei mezzi pubblici che consente loro il diritto alla mobilità”.

Mercoledì mattina sono anche scesi in strada ed hanno affisso cartelli con le loro rivendicazioni: molti infatti lavorano e frequentano corsi di lingua, di sartoria e di cucina, ma da quando non hanno più l’abbonamento dell’Atac, non hanno potuto raggiungere scuole, laboratori e posti di lavoro, restando confinati sulla Tiburtina nello Sprar che può ospitare fino a cento migranti, tutti uomini.

Gli operatori sociali del centro però si difendono e anzi raccontano di denunciare loro stessi per primi una carenza di fondi. Il Ministero degli Interni infatti affida ai Comuni i finanziamenti per i progetti di accoglienza dei richiedenti asilo (Sprar), che a loro volta attraverso un bando pubblico appaltano alle cooperative sociali o alle associazioni la gestione dei centri e dei servizi. In questo caso la cooperativa Eta Beta. Che dopo l’occupazione dei migranti è riuscita a ottenere lo sblocco di alcuni fondi e ha promesso che ricomincerà gradualmente l’erogazione dei servizi

previsti, seppur in modo parziale. Anzitutto il kit bagno per l’igiene personale e il pocket money e entro la fine della settimana anche la tessera per i trasporti pubblici.

Se le richieste verranno accettate e le promesse mantenute come tutti si augurano nel centro, l’occupazione cesserà. Ma i migranti vorrebbero anche ottenere nei prossimi giorni un incontro con il subcommissario alle Politiche sociali, Clara Vaccaro, per avere rassicurazioni sul loro futuro.

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