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29 mar

Roma, monete, bottoni case d’artista. La vita ai Fori senza imperatori

Si possono definire il “più grande cantiere moderno dell’antichità”: un esempio unico al mondo per vastità e complessità urbanistica. La mostra “I Fori dopo i Fori”, da oggi al Museo dei Mercati di Traiano, pone l’accento sull’incredibile stratificazione che ha interessato l’area dei Fori imperiali in oltre 2000 anni di storia. “La volontà è quella di far capire che i Fori non si concludono nel 113 d.C., ma continuano a vivere ancora oggi”, spiega il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, ideatore dell’esposizione.

A riempire le teche del primo piano del complesso museale affacciato sul grande emiciclo sono gli oggetti della vita quotidiana, in particolare del periodo medievale e rinascimentale, rinvenuti in gran parte negli scavi effettuati negli ultimi 25 anni. Forchette, cucchiai e statuette del Presepe, orecchini e anche occhiali, frammenti di vasi e piatti finemente dipinti, ma anche forme mal cotte, alcune riutilizzate per farne lampade o contenitori per conservare l’aglio – oggi lo chiameremmo “upcycling” – e ancora i “tesoretti”, nascosti nelle intercapedini dei muri giunti fino a noi in sacche di cuoio e brocche. E qui spicca il celebre “tesoro di Via Alessandrina”, composto di monete d’oro e gioielli antichi appartenuti all’antiquario Francesco Martinetti.

Osservando le medagliette devozionali e gli strumenti per rammendare si può immaginare la vita delle 400 orfanelle che nel ‘600 vivevano nel Conservatorio delle Zitelle, un luogo scomparso, così come le antiche botteghe di vasai che si erano insediate nell’area del Foro di Traiano, distrutte alla fine del 1500 per dar vita al quartiere Alessandrino, a sua volta demolito nel ’32 per far largo a Via dei Fori Imperiali.

Una fotografia d’epoca, applicata su una delle grandi vetrate, mostra la vista poco prima degli sventramenti del Ventennio: spicca un palazzo di 4 piani tra la Basilica Ulpia e la Via Alessandrina, si scorgono insegne di negozietti, persone indaffarate.

Una zona brulicante di vita che nei secoli ha ospitato numerosi artisti, come Giotto o Michelangelo – che dal 1510 abitò nella contrada di Marcel dè Corvi accanto alla chiesa della Madonna di Loreto – e poi l’architetto Flaminio

Ponzio (che progettò il Fontanone al Gianicolo), fino a Mario Mafai e Antonietta Raphaël, che vivevano in una palazzina, demolita nel 1934, dove nacque la cosiddetta Scuola di via Cavour. “E oggi quest’area è destinata a cambiare ancora – dice Presicce – gli scavi di ampliamento del Foro di Cesare metteranno fine a via dei Fori Imperiali così come la conosciamo. È questione di pochi mesi, l’inizio dei lavori è previsto per fine anno “.

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