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14 nov

Roma, morto dopo il party: Cranio Randagio “non soffriva di cardiopatie congenite”

E adesso è caccia allo spacciatore. La procura ieri mattina ha infatti aperto un fascicolo per “morte come conseguenza di altro reato” prevista dall’articolo 586 del codice penale. Si ipotizza dunque – in attesa degli esami tossicologici che non saranno disponibili prima di due settimane – che il rapper Vittorio Bos Andrei, Cranio Randagio, che avrebbe compiuto 22 anni a dicembre, trovato cadavere nel primo pomeriggio di sabato in casa di amici, alla Balduina, sia morto per un mix micidiale di alcol e droghe. Ieri il professor Antonio Oliva ha eseguito, nell’Istituto di medicina legale del policlinico Gemelli, l’autopsia sul corpo del ragazzo e, anche non c’è ancora niente di ufficiale, non sembrerebbe che Vittorio soffrisse di alcuna malformazione cardiaca come si era ipotizzato.

“Faceva uso di metanfetamina”, hanno raccontato infatti gli amici che erano con lui quella notte. “Magari se l’era procurata e l’aveva presa prima di arrivare qui da noi: insieme ci siamo fatti solo canne, nient’altro”. La serata era iniziata verso mezzanotte: dodici amici riuniti insieme per festeggiare il video che avevano appena finito di girare. Una parte era stata filmata proprio sul terrazzo sopra la casa di via Gregorio VII in cui Cranio Randagio viveva con la sua famiglia, la madre, i due fratelli di 19 e 13 anni e l’amatissimo cane che compare anche in uno delle clip di Vittorio. Musica, battute, “ci siamo ammazzati di canne”, come ha detto uno di loro, e alcol e ancora musica.

Cranio Randagio era poi rimasto a dormire lì, in quell’appartamento di via Anneo Lucano, con altri tre amici, di cui due fratelli figli del proprietario di casa, Marco Valerio Bonolis, che quella sera non c’era ma che è arrivato di corsa il giorno dopo con la moglie Rori, avvertito dai giovani. È stato lui a chiamare l’ambulanza, dopo aver visto Vittorio e ascoltato i racconti dei ragazzi: “L’abbiamo trovato alle due, si è svegliato, poi si è accasciato. Non ha più ripreso conoscenza”. La chiamata per l’ambulanza è però partita alle 15.05: che è successo in quell’ora di buco?

In casa gli inquirenti, avvertiti dai sanitari del 118 che non hanno potuto far altro che constatare il decesso di Vittorio, non hanno trovato traccia di droghe di nessun tipo, neanche della marjuana di cui invece i partecipanti alla festa hanno raccontato alla polizia di aver fatto largo uso. “Mi devono dire cosa è successo”, ha detto la madre in un’intervista a Repubblica. “Perché nessuno ha risposto alle decine di chiamate che ho fatto a Vittorio? Perché non mi hanno avvertita? Perché?”. Le indagini adesso, coordinate dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani che lavora insieme alla pm Maria Rosaria Guglielmi, si stanno concentrando sui ragazzi presenti quella sera, che sono stati quasi tutti identificati e che verranno ascoltati nei prossimi giorni. Si stanno cercando anche persone che aiutino a individuare chi avrebbe venduto la droga a Vittorio e quando.

La pm Guglielmi ha incaricato ieri mattina il medico legale Antonio Oliva che ha concluso l’autopsia in due ore e mezzo. Gli agenti del commissariato Monte Mario diretti da Claudio Cacace, stanno acquisendo i tabulati

delle ultime telefonate fatte da Vittorio e dai ragazzi presenti alla festa, per cercare di capire se, tra le persone chiamate o contattate, ci possa essere anche lo spacciatore.

Tra le ultime canzoni di Cranio Randagio,” Mamma Roma Addio” e “Petrolio”: due titoli pasoliniani, con strofe come questa: “Io volerò, io volerò via/come un gabbiano pure se il petrolio mi pesa sul dorso/smorzando la scia, io volerò via/volerò via”.

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