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8 feb

Roma, morto il giovane che ricevette il cuore di Nicholas Green

A 22 anni dal trapianto che gli aveva salvato la vita, è morto Andrea Mongiardo, il romano che ricevette il cuore di Nicholas Green. È deceduto all’età di 37 anni a causa delle conseguenze di un linfoma. Nel 1994, quando di anni ne aveva solo 15, era stato trapiantato con il cuore di Nicholas, il bimbo americano di 7 anni. L’intervento era stato eseguito presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

La storia di Nicholas Green fece grande scalpore. Il 29 settembre del 1994 il bimbo era in vacanza in Italia con i suoi genitori. Mentre l’auto passava sulla Salerno-Reggio Calabria, vicino all’uscita di Vibo Valentia, viene crivellata di colpi: due rapinatori la scambiano per quella di un gioielliere. A bordo c’erano Nicholas e la sua famiglia.

Venne colpito solo lui: ricoverato al centro neurochirurgico del Policlinico di Messina, il 1° ottobre, dopo due giorni di coma, muore. I genitori scelgono di donare gli organi. Una decisione che in Italia era ancora poco praticata: a quattro adolescenti e un adulto vengono impiantati fegato, pancreas, reni e cornee.

Una storia che ispirò anche un film, Il dono di Nicholas di Robert Markowitz, con Jamie Lee Curtis e Alan Bates.

Dopo la donazione e l’esempio di Reginald e Maggie Green, i genitori di Nicholas, che fecero capire all’Italia perché era importante donare gli organi, le donazioni crebbero da 6,2 per milione di abitanti a 23,1.

Andrea Mongiardo, che quando arrivò il cuore di Nicholas pesava appena 27 chili, era nato con una malformazione congenita e aveva subito tre interventi chirurgici: ma l’unica cosa che lo avrebbe potuto salvare era un cuore. Due volte a settimana andava in ospedale per fare infusioni

di calcio e albumina. Poi arrivò Nicholas. E lo salvò.

Per il delitto di Nicholas Green sono stati indagati e rinviati a giudizio, nel 1995, Francesco Mesiano e Michele Iannello. Due anni più tardi, i due vennero assolti dalla Corte d’assise di Catanzaro. Ma nel 1998 la Corte d’assise d’appello di Catanzaro condannò Mesiano a 20 anni e Iannello (che aveva sparato) all’ergastolo. La sentenza venne poi confermata in Cassazione.

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