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22 set

Roma, negli scatti dimenticati il mistero del villino Liberty ‘fantasma’

Art Nouveau, Jugendstil, Secessione Viennese, Modernismo, Liberty. Tanti nomi per uno stile iconico, simbolo dei primi del ‘900, che attraversò l’Europa dalla Polonia alla Spagna e che influenzò tanto l’architettura quanto le arti figurative e quelle applicate. E che in Italia vede tanti esempi, da Milano fino a Palermo. Ma non a Roma. “Forse perché con le sue ricche decorazioni floreali e le linee sinuose veniva considerato troppo kitsch, in una città come Roma dove ha sempre dominato l’impronta classica”, afferma Andrea Speziali, esperto di stile Liberty e curatore del progetto ‘Italia Liberty’ (http://www.italialiberty.it), un database in continuo aggiornamento che riporta tutti gli esempi di questo stile in Italia. Ma qualcosa è cambiato. Improvvisamente a Roma è spuntata una villa fantasma.

Andrea Dorliguzzo, collezionista d’arte e autore del progetto Roma Ieri Oggi, un portale web dedicato alle foto vintage di Roma, rovistando tra vecchi documenti nella sua mansarda ha trovato in una busta dei vecchi negativi appartenuti al fotografo romano Giovan Battista Jacobelli. Sono scatti che appartengono al 1911, tutti inediti, che riportano indietro all’esposizione nazionale etnografica dello stesso anno, un Tevere davvero biondo, canottieri baffuti, alcune ville (villa Cagiati, villa Astengo e villa Tita Ruffo) e poi un anonimo villino liberty. Non conoscendo l’origine e la collocazione di questa abitazione si è messo in contatto con Italia Liberty per segnalare il ritrovamento e chiedere informazioni. In poche ore arriva la risposta entusiasta di Speziali. “E’ una scoperta sensazionale, l’unico esempio di villino liberty che si conosce a Roma”. A detta di Speziali, la villa, oggi demolita, potrebbe essere sorta a Via del Vaticano.

A Roma si può parlare di stile eclettico, di cui il quartiere Coppedè è la massima testimonianza, oppure si possono trovare tracce dello stile Liberty nelle decorazioni di alcuni edifici, ad esempio Villa Ximenes a piazza Galeno, un villino dei Villani nel quartiere Prati, o la facciata di un palazzo a piazza Augusto Imperatore, realizzato dall’architetto Mirco Vucetich.

Ma la misteriosa palazzina è in stile Liberty puro. “Il villino ha un’architettura d’impianto liberty così come la decorazione, soprattutto nelle quattro colonne con capitelli in cemento armato tipici dello stile. E poi si vede un pinnacolo – continua Speziali – rarissimo a Roma. La facciata presenta linee ondulate tipiche dell’art nouveau francese e un maiolicato che sembrebbe di Giovanni Michelassi, che ha lavorato molto a Firenze”, conclude.

Possibile che l’anonimo villino sia davvero l’unica testimonianza del Liberty a Roma? Il dibattito è aperto. Come spiega Maria Paola Maino, curatrice, esperta d’arte e, insieme a Irene de Guttry, fondatrice degli Archivi delle Arti Applicate Italiane del XX secolo (presso la biblioteca della Galleria Nazionale di Arte Moderna a Via Gramsci 8), a Roma è plausibile pensare che siano stati costruiti altri edifici in stile Liberty, oggi andati perduti. “Dopo

la mostra del 1911 a Roma vennero costruite alcune dimore in quello stile. Sappiamo di un villino che sorgeva sul Lungotevere di fronte al Ministero della Marina – continua – che venne poi demolito negli anni ’50 per lasciar spazio ad una clinica geriatrica”. Un buco nella storia, di cui, fortunatamente, ogni tanto spunta fuori qualche indizio. Fantasmi del passato, testimonianze di un’epoca tanto celebrata quanto dimenticata, almeno nella Capitale.

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