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12 ago

Roma, nel cuore delle Terme di Caracalla, viaggio notturno nell’area proibita

In superficie, tra bagni caldi e freddi e massaggi con unguenti profumati, gli antichi romani si dedicavano al culto del corpo. Articolati giochi d’acqua davano sfoggio delle geniali capacità ingegneristiche dell’Impero, ma era nel sottosuolo che pulsava il vero cuore tecnologico delle Terme di Caracalla. È un universo sconosciuto ai più quello che dal 18 agosto potrà essere esplorato in un ciclo di visite serali: un tuffo nelle viscere dell’impianto termale severiano, tra corridoi labirintici e il mitreo di Caracalla, il più grande di Roma, finora aperto solo agli studiosi.

Il tour parte dalle monumentali rovine delle palestre e l’area del Calidarium e Frigidarium, che con le sue quattro vasche fredde era il luogo di socialità dei frequentatori del complesso. Superata la Natatio, la piscina di 50×22 metri, si discende nell’area ipogea. Tunnel carrabili, illuminati da lucernari e oggi adibiti da antiquarium, venivano utilizzati da schiavi e inservienti per stipare le tonnellate di legna che, bruciata in grandi forni, riscaldava l’acqua del Calidarium.

Il dedalo di gallerie convoglia in quella che potrebbe essere considerata la più antica rotatoria del mondo: là dove un tempo i soldati controllavano i carri in entrata e in uscita, oggi si trova la Mela Reintegrata in marmo di Michelangelo Pistoletto, installata nel 2012. Ma la scultura non è l’unica sopresa: a pochi metri, risalendo la rampa che porta all’attuale via Antonina, si giunge al mitreo. Varcata la soglia del luogo di culto si coglie in pieno il mistero che circondava il dio ctonio. L’ambiente privo di finestre ricorda una grotta; tracce di affreschi decorano le nicchie alle pareti, lungo cui corrono le panche che venivano utilizzate per il banchetto di fine rituale.

Ma c’è un particolare unico al mondo nel mitreo di Caracalla. Al centro di esso si apre una voragine quadrata profonda circa due metri, collegata a uno stretto cunicolo e a una scala che emerge dall’adiacente sala del vestibolo. “Ci sono due ipotesi sulla sua funzione – spiega la direttrice delle sito, Marina Piranomonte – la prima è che lì si nascondesse un sacerdote che faceva occasionali apparizioni. La seconda vuole che la buca fosse coperta da una grata sulla quale veniva sacrificato un toro, il cui sangue ‘battezzava’ un iniziato”. Non esistono fonti che confermino una tauroctonia nei riti mitraici, presente invece in quello, molto più cruento, dedicato al dio frigio Attis. “Ma considerando che Caracalla era legato ai culti orientali, l’idea del mix di rituali misterici potrebbe

avere fondamento”, conclude Piramonte.

Il viaggio nella “dark side” delle Terme dura 75 minuti, ed è reso suggestivo dalla studiata illuminazione che lascia intravedere le siepi e i giardini curati del complesso archeologico. Un positivo colpo nell’occhio accanto al degrado in cui versano le aree verdi su via delle Terme di Caracalla, divenute una discarica a cielo aperto. Ma questa è un’altra storia, sicuramente meno affascinante.

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