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31 mar

Roma, Niente bonifica di Campo Testaccio. Frongia: “Non si trovano le chiavi dello stadio”

L’impianto sportivo di Testaccio, attualmente nel degrado più completo, con erbacce, topi e spazzatura ovunque, che vanta una storia gloriosa, nato nel 1929 (prima partita della Roma il 3 novembre) e prima sede della Roma Calcio fino al 1940, dopo diverse traversie, nel 2006 l’impianto è stato inserito tra i parcheggi da realizzare con finanziamenti a carico del bilancio comunale (Pup), da oggi è il protagonista di un nuovo mistero romano: sono scomparse le chiavi per accedere al suo interno. E quindi non si può procedere alla bonifica decisa da quando il Comune si è riappropriato del bene per farlo tornare ad essere un campo sportivo a disposizione della città.

Al margine di un evento sportivo ad Ostia, l’assessore capitolino allo sport Daniele Frongia, ha dichiarato: “Ancora non si trovano le chiavi del Campo Testaccio che dobbiamo bonificare. I vigili ci hanno risposto che le chiavi non si trovano, adesso le richiederemo alla mobilità. Probabilmente le chiavi sono ancora in mano al concessionario con cui abbiamo vinto la causa. È assurdo. Ho ricevuto più richieste sul Campo Testaccio che sullo Stadio Flaminio, per ristrutturarlo e gestirlo, in piena filosofia con il nostro regolamento, cioè con attività sociali, per i disabili e per l’intero quartiere. Purtroppo non posso metterlo a bando perché è ancora un Pup”.

La struttura fa parte della lunga lista delle opere incompiute che da un decennio bloccano la modernizzazione della Capitale lasciando delle vere e proprie ferite nel tessuto urbano. Attualmente la zona è derubricata a “posteggio”. A febbraio 2017 se ne è parlato in Campidoglio, dove è in corso di preparazione il testo di una delibera, a firma dell’assessore allo Sport Frongia e di quello della Mobilità, Linda Meleo, per espungere dal Piano Urbano Parcheggi (Pup) una serie di luoghi, fra i quali si trova lo storico impianto giallorosso.

La vicenda amministrativa che ha ridotto l’ex impianto sportivo in stato di abbandono si trascina ormai da oltre dieci anni. Nel 2006 la giunta Veltroni inserì l’area tra quelle dove realizzare una struttura del Piano Urbano Parcheggi, due anni dopo partirono i lavori. Questo nonostante il campo fosse stato soggetto a un restyling terminato solo nel 2000, che aveva restituito l’impianto di calcio al quartiere di tradizione popolare.

L’appalto era stato vinto dal Consorzio Romano Parcheggi, chiusura dei cantieri prevista per il 2011. Ma tra ritrovamenti archeologici e problemi tecnici l’opera non è mai decollata, tanto che è subito partita una controversia legale tra Campidoglio e costruttori.

A Settembre 2015 l’epilogo: il Consiglio di Stato ha revocato definitivimente la concessione al Consorzio Romano Parcheggi riconoscendo che il campo dovesse tornare nella disponibilità del Comune. La sentenza, depositata lunedì 21 settembre 2015, stabilisce che lo storico stadio nel quale giocò tra il 1929 e 1940 la Roma (ultima partita

il 2 giugno 1940), il glorioso rettangolo verde calcato da Fulvio Bernardini, Attilio Ferraris (“Er mediano” e capitano della squadra ) e Amedeo Amadei, detto “Fornaretto”, venga riconsegnato al Campidoglio. Durante i dieci anni di attività si contano 103 vittorie della Roma, e 26 sconfitte su 161 incontri disputati. Nel frattempo sul vecchio terreno di gioco è cresciuto solo il degrado, con topi e rifiuti. E ora si sono pure perse le chiavi.

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