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10 feb

Roma, ogni targa una storia: le strade delle donne

Ottant’anni dopo il manifesto sulla Razza, il Comune ha deciso di cambiare le tre targhe stradali che ricordavano altrettanti scienziati razzisti (Nicola Pende, Arturo Donaggio, Edoardo Zavattari). Bene, meglio tardi… Con le targhe stradali capita, a Roma, di eccedere.

Giovanni Borgi, soccorritore di bambini abbandonati sul finire del ‘700, è ricordato da una piccola via che parte da piazza Cairoli, ma, siccome era soprannominato Tata Giovanni, ecco che una seconda e molto più grande arteria lo immortala dalle parti della Piramide Cestia. O capita, sempre con le targhe, di disorientare. Come mai via Cavour è così lontana da piazza Cavour? E piazza Belli da via Belli, mentre correttamente viale Mazzini finisce in piazza Mazzini? Forse non lo sapremo mai.

Chi è curioso di toponomastica può ora approfittare di un saggio molto ben documentato di Nadia Ciani (che è una studiosa del movimento operaio e sindacale) pubblicato da Ediesse (euro 18) e che si intitola Roma al femminile.

La Ciani racconta, attraverso altrettanti profili storicamente inquadrati, la vicenda di quaranta protagoniste a cui Roma ha dedicato una strada. Abbiamo nominato piazza Mazzini e allora partiamo da via Eleonora Pimentel, che su quella piazza si innesta. Portoghese, poetessa con interessi per la scienza, cresciuta a Napoli, la Pimentel (de Fonseca Pimentel, per la precisione) fu tra gli animatori della Repubblica napoletana del ’99 (tra l’altro dirigeva un giornale, “Il Monitore”) e finì giustiziata quando i Borbone ripresero Napoli vogliosi di vendetta.

Più o meno coetanea della Pimentel è Marianna Dionigi (la sua via è nei pressi di piazza Cavour). Nasce nel 1756 e diventerà l’animatrice di un importante salotto in via del Corso dove sarà possibile incontrare Percy Shelley con la moglie Mary (l’autrice di Frankenstein) e molti illustri italiani, da Leopardi a Valadier.

Venendo a tempi più recenti, ecco, dalle parti di piazzale delle Muse, una via intitolata a Eleonora Duse, la cui fama di grande attrice dura ancora adesso. Luchino Visconti, appena quindicenne, la vide recitare Ibsen alla fine della carriera e ne fu molto colpito. Vicino alla Moschea, per restare alle attrici, c’è la via dedicata ad Anna Magnani (classe 1908) che studiò recitazione proprio in una scuola intitolata alla Duse.

Bisogna invece andare a Monte Mario, dalle parti dell’Ospedale Gemelli, per trovare il tratto della pista ciclopedonale dedicato ad Angela Merlin, che fece parte dell’Assemblea Costituente e legò poi il suo nome alla legge che aboliva le cosiddette case chiuse.

Ma torniamo nel cuore di Roma, a Villa Borghese,

per scovare (è il caso di dirlo) la targa che immortala Palma Bucarelli. È in realtà, scrive la Ciani, “un viottolo coperto dalle chiome lussureggianti di grandi lecci” proprio di fianco alla Galleria d’Arte Moderna di cui la Bucarelli, storica dell’arte, fu a lungo direttrice. Viottolo, ma al posto giusto, verrebbe da concludere, lasciando ai lettori il piacere di proseguire il viaggio tra le molte strade di Roma “al femminile”.

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