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18 feb

Roma, omicidio Varani: il 21 il gup decide su Foffo e Prato

Potrebbe già essere martedì 21 il giorno decisivo per Manuel Foffo e Marco Prato, accusati diaver ucciso il 4 marzo di un anno fa Luca Varani, 23 anni, al termine di un festino a base di alcol e droga in un appartamento della capitale, zona Collatino. Martedì è infatti in programma l’udienza davanti al Gup del Tribunale di Roma, Nicola Di Grazia. Saranno sentiti i difensori dei due imputati: Michele Andreano e Corrado Ottaviani per Foffo, che ha confessato di aver compiuto il delitto con Prato e ha chiesto il giudizio abbreviato e per il quale il pm Francesco Scavo ha sollecitato la condanna a 30 anni di reclusione (riconoscendo così all’imputato uno sconto di pena pari a un terzo); Pasquale Bortolo per Prato, che ha invece scelto il rito ordinario davanti alla Corte d’assise in caso di rinvio a giudizio, richiesta cui il pm si è attenuto.

E possibile che il giudice possa già quel giorno prendere una decisione e/o sentenziare, ma potrebbe anche riservarsi la decisione ad altro momento. I due imputati, entrambi trentenni, sono detenuti in carcere con l’accusa di concorso in omicidio volontario premeditato aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi.

I difensori di Foffo hanno prodotto una serie corposa di documenti medici, in particolare consulenze psichiatriche e tossicologiche, da cui risulta per il loro assistito una “capacità di intendere e di volere grandemente scemata dall’uso cronicizzato di droghe e sostanze alcoliche”. Ben diversa la scelta di Prato: se dev’essere processato, allora vuole giocarsi la partita davanti alla Corte d’assise, passando evidentemente per tutti i gradi di giudizio che seguiranno alla decisione del Gup, che come parti civili ha ammesso i genitori e la fidanzata della vittima. C’è poi la parte relativa al risarcimento danni: i genitori della vittima hanno chiesto quattro milioni di euro a titolo di risarcimento e un milione come provvisionale.

L’avvocato Alessandro Cassiani, che assieme a Irma Conti tutela gli interessi della mamma della vittima, ha parlato in una precedente udienza di “fatto di eccezionale gravità” compiuto da Foffo e Prato che hanno agito “con lucida e fredda determinazione”. La vittima è stata seviziata per lungo tempo dai due imputati e messa in condizione – ha detto il legale – di non potersi difendere perchè stordito dall”alcover’, un farmaco messo in un cocktail che le era stato bere non appena arrivato nell’appartamento di via Igino Giordani. La vicenda destò molto scalpore nella capitale, ed anche oltre. L’autopsia parlò di Varani morto per uno choc dovuto al dissanguamento, quindi non per le conseguenze dirette di una singola coltellata che lo ha raggiunto al torace. Secondo le indiscrezioni emerse dall’esame autoptico, la lama trovata conficcata sul tronco del ragazzo non avrebbe trafitto il cuore ma avrebbe perforato il polmone sinistro. Il medico legale riscontrò sul corpo una trentina abbondante tra ferite da arma da taglio, colpi da punta e martellate, per la maggior parte concentrati sull’addome

e sul collo.

Per gli investigatori, molte delle ferite sarebbero state inferte da Foffo e Prato con crudeltà al solo scopo di far soffrire il giovane. E dalle indagini emerse inoltre che i due imputati, prima di uccidere Varani nell’appartamento di via Igino Giordani erano impegnati da ore a scegliere e individuare una potenziale vittima tra i numerosi amici contattati e invitati a presentarsi in quella casa dove era in corso un party a base di alcol e cocaina.

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