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21 lug

Roma, ovazioni da rockstar per il violinista David Garrett

Scene di straordinario delirio, in serata, per il violinista David Garrett. Ovazioni da stadio, pubblico urlante e applausi addirittura durante l’esecuzione, cosa che per un concerto di musica classica equivale a una bestemmia. Tanto più che il brano in programma era il Concerto per violino e orchestra di Ciajkovskij, che nessuno si sarebbe mai sognato di interrompere se a suonarlo fosse stato Uto Ughi o una qualunque altra star del violino.

Il fatto è che al Parco della Musica, in Cavea, c’era il biondo violinista tedesco-statunitense famoso per aver interpretato un patinato biopic su Nicolò Paganini, per aver venduto tre milioni di dischi, e per un’avvenenza fuori del comune. Non un solo posto vuoto delle tremila e 400 poltroncine dell’emiciclo, occupate da un pubblico accorso esclusivamente, più che per ascoltare, per vedere Garrett. Al quale è bastato appena mettere piede sul primo gradino della scaletta che conduce al palcoscenico per suscitare un boato da Curva Sud. Cose inaudite e mai viste neanche per interpreti del calibro di Maurizio Pollini e Martha Argerich, e neppure per un altro “fenomeno” come Lang Lang. Ma nessuno di loro è un sex-symbol. E nessuno di loro gira con parrucchiere al seguito, come si dice faccia Garrett. Viso d’angelo, occhi azzurri e i lunghi capelli raccolti in un codino, non sfoggiava i consueti pantaloni di pelle, né la scritta “Rock’n Roll” tatuata sull’avambraccio, come quando propone le sue contaminazioni pop-rock.

Per Ciajkovskij aveva optato per un completo casual nero e t-shirt. A osannarlo, molte coppie, ma soprattutto un pubblico femminile: trentenni, quarantenni e cinquantenni in adorazione, smartphone in mano pronte a immortalare il loro idolo, come le ragazzine ai concerti dei The Kolors. Una ragazza si avvicina al palco per consegnargli un omaggio, ma viene allontata dal servizio di sicurezza. Che fosse un pubblico a digiuno delle convenzioni della classica lo si capiva dalla frenesia di applaudire qualunque cosa in qualunque momento. E in una serata estiva, all’aperto, ci può anche stare. Ma un applauso fragoroso nel bel mezzo di un assolo virtuosistico, come succede normalmente nel jazz, persino Garrett non se lo aspettava.

Tecnicamente il violinista c’è, ed è il minimo per uno che ha studiato

con Itzhak Perlman, ma l’interpretazione è un’altra cosa. In pochi si accorgono del cattivo gusto con cui rimarca le frasi più languide del Concerto con inopportuni “glissando” blues, e quasi nessuno nota che, rallentando scelleratamente certi passaggi, rischia di mandare fuori tempo anche la giovane direttrice Alondra de la Parra. Per fortuna, ha davanti un’orchestra esperta e smaliziata come quella di Santa Cecilia e tutto fila liscio.

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