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8 mag

Roma, Paola Turci al Forum dei lettori di Repubblica

Dagli esordi dell’86 al festival di Sanremo dove Paola Turci è tornata al grande successo con “Fatti bella per te” corrono più di trent’anni di vita artistica. Che la cantautrice romana racconta al Forum con i lettori di Repubblica, ospiti della Casa della Jazz. Incontro che si snoda tra flashback e stretta attualità, a partire dall’uscita dell’album “Il secondo cuore”, disco che contiene anche il nuovo singolo “La vita che ho deciso”. Oltre a un episodio del tutto inedito per l’artista, che per la prima volta ha inciso un pezzo in romanesco, “Ma dimme te”. “Volevo delle canzoni di grande energia, con una potenza declinata alla gioia, una grinta felice, espressione di uno stato vitale alto. In più va detto che questo disco è proprio da concerto”, spiega Paola Turci, tra l’altro alla vigilia del lungo tour di concerti che parte dall’Auditorium martedì 9 maggio. Eventi in cui la cantautrice romana presenterà per intero il nuovo album lanciato proprio dalla partecipazione a Sanremo: “In un certo senso il festival è il mio luogo di nascita artistica oltre che la mia prima volta in tv. E tornare, a 31 anni di distanza dalla prima volta, ma anche moltissimi dopo l’ultima partecipazione, è stata l’occasione per mettermi a confronto con la persona che ero. E’ uno di quei momenti in cui improvvisamente ti rendi conti di quanto sei cambiata, cresciuta, rasserenata. E la consapevolezza è quella di essere molto più a fuoco di prima, quando questo percorso era iniziato”.

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Tina Ciotola. Da come lo canti questo “secondo cuore” deve essere proprio un bel posto…

Turci. Questo luogo ha conciso a lungo con il bagno di casa dove ho iniziato a suonare la chitarra: avevo 11 anni e passavo intere giornate di fronte allo specchio seduta sul lavandino Pochi anni dopo, quando ne avevo compiuti 16, arrivò la rivelazione definitiva: durante una interrogazione di matematica capii che volevo fare canzoni Più in astratto è il mio luogo ideale, dove ho trascorso la maggior parte della vita… è la musica, l’ispirazione, la creatività, l’arte. E’ stato Enzo Avitabile a dare la definizione “secondo cuore”, che si solleva da questa dimensione e vive nell’inconscio, dove si esprime l’istinto. Il posto dove prende forma una canzone, dove puoi scrivere qualcosa che non è stato raccontato. Ritrovando anche qualcosa di te stesso

Repubblica. In che quartiere è cresciuta?

Turci. Ero a via Latina. Ricordo quella casa e quel quartiere dove ho frequentato asilo, elementari e medie con una grande tenerezza, tra i primi amici del bar e le prime passeggiate verso l’Alberone, un luogo che mi dava un’idea di quartiere pulsante.

Alessia Giallonardo. Qual è la vita che hai deciso?

Turci. Ho sempre avuto l’esigenza di scrivere per cercarmi, di suonare per aprirmi un varco in un momento di empasse. Questa è la vita che ho deciso, è quella che sto facendo. E sono felice di farla in particolar modo in questo momento ricco di prese di coscienza. Che è anche il momento in cui sono diventata grande e ho raggiunto la convinzione di essere centrata, di essermi realizzata.

Giusy Chiumenti. Se quel 15 agosto del 1993 non fosse accaduto nulla, che tipo di persona saresti stata?

Turci. Me lo sono chiesto chissà quante volte che persona sarei senza questa cicatrice in faccia. Senza quello che inizialmente è stato una specie di calvario. Senza quegli inciampi e quelle debolezze. Ma senza la ricchezza che mi ha portato questa esperienza. Nella sfortuna di un evento tragico come un incidente stradale, ho avuto anche la fortuna di avere delle occasioni scaturite da quella condizione dolorosa che mi ha obbligato a reagire.

Repubblica. Tra i tanti lettori che hanno scritto senza poter intervenire direttamente, c’è anche Laura Carrara di Bergamo che ci ha mandato questa domanda: “Quanto ti ha dato l’esperienza in analisi e quanto invece il tuo percorso spirituale?

Turci. In analisi sono stata due anni, un periodo breve quanto interessante, perché mi è servita ad aprire alcune pagine del mio libro personale. Per leggerle e capirle. E conoscermi meglio. Ho capito ad esempio che bastava poco a farmi cadere in un forte senso di colpa, meccanismo di cui sono riuscita a liberarmi. In più questo lavoro su me stessa mi ha pure ispirato più di una canzone. E l’esperienza spirituale si è sovrapposta all’analisi: mentre ancora facevo psicoterapia ho fatto il mio primo viaggio a Lourdes dove ho vissuto l’esperienza della conversione. E al ritorno mi ricordo di aver subito chiamato il mio analista… l’ho affettuosamente licenziato. Perché non ne avvertivo più il bisogno.

Repubblica. Quanto la hanno arricchita le tante collaborazioni?

Turci. In gran parte sono stati incontri preziosi e illuminanti… I più interessanti sono sempre i più nuovi, sia dividendo il palco in concerto che nella scrittura delle canzoni. E questo nuovo disco si è nutrito di collaborazioni stimolanti quanto entusiasmanti. A partire da quella con Enzo Avitabile. E poi Luca Chiaravalli, Giulia Anania, Diego Calvetti, Niccolò Agliardi, Edwyn Roberts, Davide Simonetta, Marta Venturini, Emiliano Cecere, Fabio Ilacqua…

Veronica Amici. Una delle nuove canzoni è “Tenerti la mano è la mia rivoluzione”. Che significa per te il concetto di rivoluzione?

Turci. L’ho scoperto crescendo, sul campo. Ho sempre agito d’istinto

e senza seguire ideologie o mode. La mia rivoluzione è stato lasciarmi andare e scoprire me stessa, accettandomi qualsiasi persona avessi trovato davanti. Nel bene e nel male. La mia rivoluzione è nell’idea che io ho della donna. Della donna che fa musica, ma che della donna cittadina del mondo. Anche se poi questo c’entra poco con la canzone, che mette in luce i piccoli gesti quotidiani, che sono ordinari tanto quanto speciali, tanto da diventare unici.

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