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3 nov

Roma, parco di Veio: negli insediamenti dove un uomo è morto carbonizzato

Corso Francia. E poi Cassia Nuova. Proprio lì, dove le due vie si fondono, ha inizio il parco di Veio. Superato un distributore di benzina, c’è un cancello. Dentro, fatti pochi passi, ecco un insediamento abusivo, uno dei tanti di Roma, dove immigrati e rifugiati con materiali di fortuna improvvisano tende e capanne, baracche e tuguri. Qui la gente passa e va. Da un po’ di tempo in una delle due baracche si vedeva un uomo: e forse è suo il cadavere ritrovato ieri notte, nel rogo che ha distrutto quel misero rifugio fatto di niente.

Il rifugiato. “Era irriconoscibile, completamente carbonizzato” dicono gli agenti del commissariato Ponte Milvio diretti da Filiberto Mastrapasqua intervenuti, insieme alle volanti, nella notte. Sono stati i vigili del Fuoco a fare la macabra scoperta: chiamati per domare l’incendio, a fiamme spente hanno visto il corpo. Più tardi è arrivata anche la scientifica insieme al magistrato di turno che ha disposto l’autopsia (verrà effettuata forse già oggi) per dare un nome a quei resti. Se è l’uomo che si vedeva qui da un po’ di tempo, dovrebbe essere un rifugiato politico tra i 40 e i 50 anni, come risulterebbe al Nae (Nucleo Assistenza Emarginati) del XV municipio.Arnie e baracche. In un’altra baracca vive una coppia. “Li vedo sempre” racconta un uomo che ha recintato un pezzo di terreno e ci tiene galline e fagiani. Più oltre ha un orto e accanto alle baracche una fila di arnie per il miele. “Ma non è che gli davo troppa confidenza. Anche se nessuno di loro ha mai dato fastidio. No, il terreno non è mio: sono abusivo”.

“Negli ultimi anni tutti gli insediamenti della zona sono stati bonificati almeno 5 volte” spiega Fabio Neri, comandante della Guardia del Parco di Veio. “Neanche venti giorni e tornano”.

I tuguri degli invisibili. In mezzo a oggetti e immondizia, gettati lì a mucchi — carrelli del supermercato, cassette, tazze e grattugie appese agli alberi, bombolette spray, carrozzine, espositori, valigie, borse, vestiti appesi alle reti, trasformatori, un divano, sedie, cipolle, pomodori, carciofi, camioncini giocattolo, treppiedi, materassi, quattro cinque reti poggiate qua e là, scatole e batterie — vivono anche quattro gatti. Un chilometro più in là altri due gatti, tigrati, piccolini, fanno le fusa intorno a un altro insediamento.

All’ingresso c’è un albero puntellato di pentole annerite dal fuoco, e poi tre spazi: una specie di cucina, e due stanze. “Ci vivono due famiglie. Laggiù hanno anche creato una specie di latrina” spiega Neri. “Vorremmo bonificare perché a poche decine di metri ci sono i sentieri dell’Inviolatella”. Sentieri che, per collegarsi al parco di Veio, dorebbero passare proprio di qui, dalla terra di nessuno dei tuguri degli invisibili.

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